Visualizzazione post con etichetta Shem Ghedolim. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Shem Ghedolim. Mostra tutti i post

Speciale Anniversario: Ben Ish Chai

Il "Ben Ish Chai" è un testo scritto da Rabbenu Yossef Chajim ז"ל, spesso conosciuto più con il nome della sua opera che con il nome proprio.

Rabbenu Yossef Chajim ז"ל era un grandissimo פוסק Poseq ~ decisore di Halakhàh e Mequbbal. Nativo della Qehillat Qodesh di Bagdad יע"א, discende da una famiglia di grandi תלמידי חכמים Talmidè Chakhamim ~ n.l. saggi, tali Rabbenu Moshèh Chajim ז"ל, suo nonno e il padre Rabbenu Eliahu Chajim ז"ל.
Fin da piccolo Rabbenu Yossef Chajim ז"ל aveva dimostrato un innato amore per la Toràh HaQedoshàh e un enorme potenziale che stava sempre più sviluppando. E' diventato popolare agli occhi del vasto pubblico solo all'età di 26 anni alla scomparasa del padre Rabbenu Eliahu Chajim ז"ל, Darshan ufficiale a Bagdad,  che ha poi sostituito.

Famoso per essere un חכם Chakham ~ Saggio completo, su ogni singola questione sapeva rispondere, dalla Halakhàh alle questioni di Aggadàh e Midrashim, dal Tanakh fino alla Qabbalàh, passando per consigli per ogni questione pratica, dei singoli, delle famiglie, questioni tra moglie e marito, educazione, questioni pubbliche e comunitarie.

Un personaggio pubblico a tutti gli effetti. Senza poi contare tutte le questioni che gli venivano inviate dall'estero, da qualsiasi luogo in cui ci fossero ebrei. Dal Marocco all'India, dalla Spagna fino alla Turchia, per passare dall'Italia, tutti chiedevano domande al "Ben Ish Chai" su qualsiasi argomento. Tanto che i Chakhamim dell'Isola di Djerba, tra le più acculturate comunità al mondo all'epoca dicevano che chi riceve dal "Ben Ish Chai" è come se ricevesse direttamente dal Sinai!

Ogni Shabbat Qodesh teneva una derashàh fissa di 3 ore di fila prima di Minchàh nel Bet HaKenesset "piccolo" di Bagdad יע"א. Si chiamava "piccolo" rispetto a quello grande, poichè conteneva meno di 1000 persone... che ogni shabbat era gremito di uomini, donne e bambini, tutti desiderosi di sentire Rabbenu Yossef Chajim ז"ל, che aveva capacità oratorie incredibili.

3 ore d'intrattenimento puro a suon di Derashot sulla Toràh, sulla Haftaràh, משלים Meshalim ~ parabole, storie vere ed inventate, Halakhot in un mix unico e concentrato come solo un Grande sapeva dare.  Si racconta di lui che non ripetesse mai la stessa cosa.

In quattro Shabbatot all'anno, particolari per le loro derashot, si passava poi al Bet HaKenesset "Grande", riempito anch'esso completamente, fino ad avere persone che ascoltavano da fuori. In queste occasioni accadeva un miracolo evidente a tutti - tutti, ovunque si trovassero, riuscivano a sentirlo senza problemi... [oltre all'avere tutto il pubblico in silenzio, cosa comunque necessaria in un Bet HaKenesset per rispetto al luogo, oltre che alla persona che fa la Derashàh].

In vita ha pubblicato oltre 50 opere, che sono neanche un quarto di quelle che ha scritto effettivamente, ricoprendo così ad ampio raggio molteplici canali dello scibile umano. Una delle opere più famose è il "Ben Ish Chai", che è una riduzione di un paio d'anni dei suoi discorsi delle derashot di Shabbat, prendendo solo la parte di Halakhàh e anticipandola con un piccolo Devar Toràh sulla Parashàh settimanale (o sui Pirqè Avot nel periodo dell''Omer), solitamente con un rivestimento "secondo la Qabbalàh"  spiegata in un modo che anche chi non fosse troppo dentro la Qabbalàh potesse comprendere. [Oggi si fatica un po' di più per comprendere determinate parti, poichè molto più spesso mancano le basi... Be"H di migliorare!]

Il Ben Ish Chai in sintesi è una specie di "Qitzur Shulchan 'Aruch" scritto in modo abbastanza innovativo. Sia perchè viene diviso per "parashot", in cui viene trattato in ognuna un argomento principale differente; sia perchè ogni argomento viene unito attraverso la Derashàh con un פסוק pasuq ~ versetto da cui comincia la Derashàh. La sintesi delle Halakhot è doppiamente particolare, sia per la relativa concisione sia perchè ciò non toglie che spesso vengano spiegate meglio le motivazioni per cui ci vengono date determinate halakhot, spesso anche rivelando ciò che c'è dietro l'apparenza delle cose.

Oggigiorno il "Ben Ish Chai" è considerato un "must" della Halakhàh, in particolare sefaradita per gli usi spesso riportati, ma che ha avuto comunque diffusione in tutto il Mondo.

Dimenticavo, Rabbenu Yossef Chajim ז"ל è mancato poco più di un secolo fa (nel 5669, '909 E.V.), proprio oggi, il 13 di Elul.

Carne all'uscita di Tish'a BeAv che cade di Shabbat


Shalom uvrakhàh,
abbiamo scritto nei giorni scorsi una halakhàh:



43. Carne e vino. Solitamente all'uscita del digiuno di Tish'a BeAv l'uso comune è vietare di mangiare carne e bere vino (fino a quando è dipendente dai minhaghim, ma non ci entriamo per quest'anno). Quando il digiuno è posticipato a Yom Rishon (dom - come quest'anno 5772/'12) allora la questione cambia. Gli ashkenaziti in base al Ramà ‫) ז"ל‬Orach Chajim 558) sono rigorosi per cui nella sera dell'uscita del digiuno non mangiano carne e non bevono vino, ma permettono dall'indomani mattina.
D'altra parte però i sefarditi (che solitamente sono più rigorosi in questo) permettono fin dalla sera in base a Morenu HaRav Chajim Vital ‫) ז"ל‬vedi Kaf HaChajim Sofer (Orach Chajim 558:16, 20), vedi anche Berit Kehunàh (Ma'arekhet Taf 51)) C'è comunque chi è rigoroso, solo e strettamente nel caso ce la faccia, a non
mangiare carne e bere vino all'uscita di ogni digiuno. (Kaf HaChajim Sofer Orach Chajim 564:12, vedi anche 558:16) [tratta da https://docs.google.com/open?id=0B52hzyLwCa5FT01Yc3FMYThGS00]

Poichè abbiamo ricevuto diverse domande sull'uso sefardita, vorrei riportare una lista maggiormente dettagliata di alcuni (non tutti) poseqim che riportano quest'opinione, premettendo che Rav Mordekhai Eliahu ז"ל riporta nel suo Maamar Mordekhai (29:9) che si usa come il Ramà ז"ל citato. Però abbiamo molti  poseqim di grandissimo calibro che sostengono che l'uso sefardita (più comune) è diverso (come quello citato). Tra questi troviamo:

- Rabbenu Chajim Vital ז"ל, il più grande allievo di Rabbenu HaArì ז"ל, mangiava lui stesso carne all'uscita di Tish'a BeAv che cade di Shabbat, come viene testimoniato dal figlio Morenu HaRav Shemuel Vital ז"ל (citato in vari testi, tra cui molti di quelli a venire)
- Maran Haçhidà (Chajim Yosef David Azulai) ז"ל, grande chakham che ha vissuto in mezzo mondo e che alla fine della sua vita si è stabilito a Livorno יע"א in cui ha fondato una yeshivàh, nel suo testo "Birkè Yosef" (Orach Chajim 558:1) e che cita anche un altro chakham:
- il Perì Chadash, ossia Rabbenu Chizqiàh di Silva ז"ל, di origine livornese, tra i più grandi poseqim in Israele di 3 secoli e mezzo fa, da cui è discesa una "scuola di grandi poseqim" in diverse parti del mondo. Il Perì Chadash dice che non c'è motivo per vietare la carne in questo caso (contrariamente al Ramà ז"ל al nome del Maharil ז"ל che invece sostiene che l'atmosfera di lutto continua fino a sera)
- Rabbenu Chajim Falagi ז"ל, grande Chakham turco, nel suo Mo'ed Lekol Chai (Siman 10:92)
- Rabbenu Ya'aqov Sofer ז"ל, grande allievo di Rabbenu Yosef Chajim ז"ל (autore del Ben Ish Chai), nel suo Kaf HaChajim (Orach Chajim 558:16,20)
- Rabbenu Moshèh HaKohen ז"ל, grande chakham gerbolino (in cui tantissimi minhaghim sono come quelli tripolini) nel suo Berit Kehunàh (Orach chajim Ma'arekhet Taf 51) riporta che secondo l'opinione dello Shulchan 'arukh (e allungandosi con il discorso) si mangia carne e si beve vino all'uscita del digiuno posticipato.
- Rabbenu Ben Tzion Abba Shaul ז"ל, contemporaneo, Rosh Yeshivàh di Porat Yosef, nel Shut Or Letzion (29:26).
- Chakham 'Ovadiàh Yosef שליט"א, nel suo Chazon 'Ovadiàh (pag. 514-515 fine nota 3 - in cui potete trovare molti altri poseqim che sostengono quest'opinione; B"H qui ho citato molti poseqim non citati nel suo testo).

Be"H Shenizkèh LeGheullàh Shelemmàh ulAmittàh Shel Toràh
Con l'aiuto di HaShem che meriteremo la Gheullàh ~ redenzione completa e la Verità della Toràh

L'importanza di un Compleanno!

7 di Adar - Giorno della Nascita e della Scomparsa di Moshèh Rabbenu ע"ה (Meghillàh 13 'amud bet, Sotàh 12 'amud bet).


In Massekhet Meghillàh (13 'amud bet) la ghemarà spiega che Hamman HaRash'à ~ il Malvagio era molto contento del periodo in cui è caduto il פור Pur ~ "sorteggio" con cui ha deciso la data in cui effettuare lo sterminio deglie ebrei: uno sterminio mai visto prima, tutto un popolo, sparso per tutto il mondo, in un solo giorno contemporaneamente! Il פור Pur ~ "sorteggio" è caduto nel mese di Adar, ed Hamman HaRash'à sapeva che era il periodo in cui Moshèh Rabbenu ע"ה, capo e condottiero degli ebrei, il più grande di tutti i נביאים Neviim ~ profeti è venuto a mancare. 

Quindi l'ha visto come buon auspicio. La ghemarà aggiunge che non sapeva che tale giorno era anche il giorno della sua nascita, poichè HaQadosh Barukh Hù completa i giorni degli צדיקים Tzaddiqim ~ giusti  di giorno in giorno, nel caso specifico il giorno della nascita è stato anche quello della scomparsa.

[Rabbenu Yossef Chajim ז"ל nel suo testo Ben Yehoyad'à sulla ghemarà spiega che il completarsi dei giorni non è necessariamente in base al compleanno di nascita, ma dal giorno in cui sale di livello spirituale; già hanno segnalato che Rabbenu Yossef Chajim ז"ל è scomparso esattamente 50 anni dopo essere stato nominato Darshan ufficiale al posto del padre, poichè ogni incarico positivo porta una salita di livello spirituale].

Troviamo quindi che l'importanza di tale giorno è rivestita da due elementi: (a) dalla scomparsa di Moshèh Rabbenu ע"ה e (b) dalla sua nascita.
Da questo nascono due usi principali: c'è chi usa digiunare tutto il 7 di Adar ed è riportato dallo Shulchan 'Arukh (Orach Chajim 580:2) (in caso di un anno me'ubbar come l'anno scorso per i sefaraditi il 7 di Adar Bet, mentre per gli ashkenaziti abbiamo un dubbio dipendente dagli usi, la Mishnàh Beruràh dice nel caso specifico di digiunare in Adar Alef). 

C'è chi usa inoltre effettuare uno studio tutta la notte del 7 di Adar; c'è chi ha fissato persino un Tiqqun per tale giorno, chiamato "il Tiqqun del 7 di Adar". 

In generale c'è un'importanza particolare nei compleanni. Riporta Rabbenu Yossef Chajim nel Ben Yehoyad'à (Berakhot 28 'amud alef) che il proprio compleanno è un giorno più propizio che è possibile sfruttare al meglio! In particolare attraverso le Tefillot che vengono particolarmente accettate (LeTovàh Be'ezrat HaShem Itbarakh).
I Chassidim danno un segno alla cosa in base a due versetti dei Tehillim (capitolo 2:7-8)
בְּנִי אַתָּה אֲנִי הַיּוֹם יְלִדְתִּיךָ Figlio mio sei Tu, Io oggi ti ho fatto nascere
 שְׁאַל מִמֶּנִּי וְאֶתְּנָה Chiedi da me e ti darò.

Ciò che desidera HaQadosh Barukh Hù è che gli si chieda. Nel ספר מצות קטן Sefer Mizvot Qatan (lo Semaq) spiega in generale che parte dell'utilità nella Tefillàh è che una persona si renda conto di ciò di cui ha bisogno, e soprattutto di come è dipendente da HaQadosh Barukh Hù. Quando una persona se ne rende conto, e non pensa che è lui a fare tutto, allora HaQadosh Barukh Hù è contento di darglielo (a condizione che non ritenga che la cosa possa provocargli danno, in tal caso ci possono essere delle riserve)!

Il compleanno di cui si parla qui è quello ebraico, in base al calendario ebraico. Il calendario ebraico infatti è basato non solo sul sole, non solo sulla luna come si potrebbe pensare, ma su molti altri fattori spirituali ulteriori. Pertanto le date assumono una valenza completamente differente. 
Così anche per gli anniversari di scomparsa, in cui è uso comune per i parenti stretti del defunto digiunare, poichè tale giorno è considerato un giorno meno propizio per la famiglia stretta. Pertanto si usa digiunare per "attenuare" ed eliminare questa possibile influenza del giorno. Anche ciò va a seconda del calendario ebraico. In merito a ciò è importante segnalare che è bene opportuno fare una קבלת תענית Qabbalat Ta'anit ~ Ricezione del Digiuno all'ora di Minchàh della vigilia dell'anniversario e soprattutto esplicitare la prima volta che si comincia con questo uso che lo si applica בלי נדר Belì Neder ~ Senza promessa, così da non avere chas veshalom problemi se in età più avanzata, o in qualsiasi altra occasione non fosse possibile digiunare. (Altrimenti bisognerebbe fare la התרת נדרים Hattarat Nedarim ~ scioglimento dei voti.) Approfitto anche per segnalare che è necessario stare attenti alla data - non sempre è possibile digiunare; ad esempio - nella maggior parte dei Rosh Chodesh è assolutamente vietato, inoltre è vietato anche nei giorni di Yom Tov, di Chol HaMo'ed, Purim e Channukkàh. Il divieto nasce non solo perchè è vietato digiunare in tali giorni, ma anche perchè tali giorni sicuramente sono di buon auspicio, quindi non è necessario il digiuno!
Nel caso in cui cada di Shabbat Qodesh sicuramente non si digiuna il giorno stesso, ma si varia la data per quell'anno, a seconda di ciò che dicono i Poseqim ~ decisori di Halakhàh.

Abbiamo quindi un'importanza incredibile nel sapere le nostre date e quelle dei nostri cari, non solo per il Bar Mizvàh e il Bat Mizvàh (rispettivamente al 13° compleanno per i ragazzi e al 12° per le ragazze), ma in generale per ogni anno di vita! 
[Ci sono compleanni particolari ulteriori come quelli elencati nei Pirqè Avot, ma questo è un altro discorso]

Vi ricordo che quest'anno (5772 / '12 למנינם) il 7 di Adar è stasera.

P.s. nel caso voleste sapere il vostro compleanno ebraico, o un altra data particolare e non sapete come fare, non esitate a contattarci con un inbox sul nostro contatto FB (cercate Deror Yqrà!).

Q&A: Si possono tagliare i capelli a Rosh Chodesh?


A volte si sente dire che sia vietato fare qualcosa, ma è necessario capire di cosa si tratta per sapere se effettivamente sia così la Halakhàh, se è così l'uso oppure se è solo l'uso di alcuni.
La fonte dell'uso che vieta di tagliare i capelli durante Rosh Chodesh è la Tzavaàh di Rabbenu Yehudàh HeChassid ז"ל.
Chiaramente quest'articolo vale per quando non ci sono altri problemi nel tagliarseli, come è vietato durante parte dell' 'Omer e Rosh Chodesh Av in base al Minhag comune.

Chi è Rabbenu Yehudàh HeChassid ז"ל?
Rabbenu Yehudàh HeChassid ז"ל, grande חכם Chakham ~ saggio francese appartenente ai chakhamim (oltre 300 nel giro di circa 300 anni) che facevano parte della scuola dei תוספות Tossafot, celebre scuola francese fondata dai nipoti di Rashì, tali Rabbenu Tam (soprannome di Rabbenu Ya'aqov Ben Meir), Rashbam (acronimo di Rabbenu Shemuel Ben Meir) e Rivam (acronimo di Rabbenu Yizchaq Ben Meir).
Soprannominato החסיד HeChassid il Chassid, tradotto solitamente come "pio". Con la parola pio si intende una persona che non si limita a compiere solo ciò che è obbligatorio secondo la Halakhàh, ma che cerca come Servire il Creatore nel modo migliore, e non solo con il minimo richiesto.
Autore del Sefer Chassidim, importante testo di Halakhàh e Mussar, ha scritto anche una צואה Tzavaàh ~ Testamento. In questa Tzavaàh troviamo molte norme particolari, tra cui (54-55) il non tagliarsi barba e capelli e il non tagliarsi le unghie di Rosh Chodesh.
Su questa Tzavaàh c'è una discussione enorme su che valenza abbia effettivamente dal punto di vista di Halakhàh, se fosse solo destinata ai suoi discendenti, come lo è solitamente una Tzavaaàh, oppure pure all'ampio pubblico. Molti usano seguire quello che è scritto in questa Tzavaàh, e di conseguenza, è entrata come uso comune in molte comunità.

Come norma generale, non si devono cominciare nuovi usi, ma ognuno deve seguire gli usi dei propri padri. Quando non li conosce, è opportuno che li ricerchi בס"ד.

In generale molti ashkenaziti ed alcuni sefaraditi usano comportarsi come riportato nella Tzavaàh, o almeno come alcuni punti della Tzavaàh. Ho trovato sul Pachad Yzchaq (scritto da Rabbenu Yzchaq Lampronti ז"ל) che c'erano anche alcuni italiani che usavano seguirne gli usi. In generale però non era un minhag diffuso in Italia.

Quindi, a meno che una persona non sappia effettivamente che la sua famiglia usava comportarsi così, buona parte dei poseqim (tra cui HaGaon HaRav Ben Tzion Mutzaffi שליט"א, HaChakham Rav 'Ovadiàh Yossef שליט"א e altri ancora) sostengono che non sia necessario seguire questi usi.

Chi voglia cominciare ad applicare questo uso specifico, come ogni uso che una persona vuole forse applicare, è opportuno dire prima di cominciare: בלי נדר "Beli Neder" ~ senza promessa, così da non avere un problema successivamente se si vuole interrompere.

Riassumendo
Sia i sefarditi che gli italiani, a meno che non sanno che così usava la propria famiglia, possono tagliare i capelli e la barba (chiaramente secondo le norme di Halakhàh) durante il giorno di Rosh Chodesh.
Nel caso degli ashkenaziti è necessario un controllo maggiore se la propria famiglia non usasse questi usi.

Ho usato questo uso finora... ma pensavo che così fosse la Halakhàh
Secondo l'opinione del Chakham HaRav 'Ovadiàh Yossef שליט"א se una persona ha applicato un uso pensando che fosse così il Din ~ la norma non necessita di התרת נדרים Hattarat Nedarim ~ scioglimento di una promessa. Effettivamente ci sono poseqim che sostengono che sia invece necessario, e così sarebbe meglio fare. Ma per i sefarditi sicuramente è possibile appoggiarsi sui facilitanti.

Un grande Chakham livornese poco conosciuto: Rabbenu Yosef Ergas ז"ל

Per la Serie Shem Ghedolim, (in cui trattiamo e spieghiamo alcune figure importanti e testi particolari) presentiamo oggi un personaggio abbastanza singolare.
Ho scritto questo articolo perchè proprio oggi, mentre stavo studiando, l'ho trovato citato nel testo Shem HaGhedolim di Maran HaChidà e ho scoperto due cose che hanno particolarmente attirato la mia attenzione: (a) è italiano, livornese per la precisione, (b) oggi, 3 di Sivan, è l'anniversario della sua scomparsa (anno 5490 - '730 למנינם).
Ho pensato quindi בס"ד di presentare brevemente questo importante personaggio, in particolare perché poco o per nulla conosciuto in Italia יע"א. 

Rabbenu Yosef Ben 'Immanuel Ergas ז"ל, già da piccolo dimostrava una propensione elevata allo studio. Dall'età di 13 anni questa tendenza si è sempre più evidenziata e sviluppata, accompagnata da azioni che dimostravano attenzione minuziosa nell'applicazione dell'Halakhàh. Da sempre queste due cose vanno di pari passo. Non è infatti possibile trovare una persona che sale davvero di livello nello studio e nell'approfondimento vero e proprio della Toràh HaQedoshàh senza accompagnarli con azioni che lo portano a santificarsi sempre più. Una cosa qedoshàh può essere capita davvero solo da una persona che sempre più si eleva in qedushàh.
All'età di 17 anni già era esperto nello Shas (acronimo che indica Shishàh Sedarim cioè i 6 ordini, non solo della Mishnàh, ma anche del Talmud corrispondente), nei Midrashim, nell'Halakhàh e nelle Haggadot. Questi sono studi basilari, senza cui non è possibile divenire Poseq Halakhàh ed esperto di מנהגים Minhaghim ~ usi.
A 18 anni si è sposato con Saràh, sua cugina materna, compiendo quindi ciò che dice la Mishnàh di Avot (fine 5° capitolo). Saràh ז"ל si è dimostrata poi un'ottima moglie, adatta particolarmente a suo marito, che si è elevato ancora di più nello studio e nell'applicazione di Mizvot.
Dopo essere salito sempre più nelle questioni di נגלה Nighlèh, cioè relative alla parte esplicita della Toràh HaQedoshàh, desiderava sempre più approfondire anche la parte di נסתר Nistar, cioè la parte "nascosta" della Toràh HaQedoshàh. Questo aspetto della Toràh s'identifica spesso come Torat HaQabbalàh ~ della ricezione, poichè era necessario apprenderla da qualcuno che l'avesse ricevuta a sua volta, fino ad arrivare al Sinai. 

In questo tipo di חכמה Chokhmàh ~ saggezza non tutti possono entrare, e sicuramente non subito. Poichè per comprenderla effettivamente, è necessario tanto studio di base, in particolare studio di Shas e Poseqim per apprendere bene il metodo di studio di Halakhàh, necessario assolutamente per comprenderla adeguatamente. Esattamente come להבדיל non è possibile entrare in matematica di alto livello senza aver fatto molto esercizio sulle equazioni. Ma in realtà il paragone non è sufficiente, perchè in matematica si capisce di non aver capito, qui invece si pensa di aver compreso.
Per comprendere meglio: sullo studio della Toràt HaNistar viene detto che מגלין טפח ומכסין אלפים אמות Megallin Tefach uMechassin Alpaim Ammot ~ si rivela un tefach (un palmo) e si coprono 2000 ammot (braccia). Questo perchè ogni cosa che viene detta, ha migliaia d'implicazioni e se non si conosce il metodo adatto (appunto quello di studio Halakhico approfondito) non si comprende ciò che viene detto. E soprattutto lo si svaluta. Infatti chi non si rende conto di ciò, arriva a trovarsi con tantissime cose non chiare e peggio ancora - ritiene che siano chiare senza capire di non aver capito.
Basti pensare che buona parte delle stesse domande e risposte riportate nello Zohar HaQadosh sono riportate nella Ghemarà esplicitamente (e che è necessario conoscere per comprendere bene i complementi). E' infatti molto spesso curioso sentire citazioni dallo Zohar HaQadosh, su temi che sono espliciti nella Ghemarà. 
[Faccio notare che dal punto di vista di Halakhàh non c'è alcun problema a leggere lo Zohar HaQadosh; il Maghen Avraham (importante commentatore dello Shulkhan 'Arukh) dice esplicitamente che anche è l'unico studio che vale come studio anche se non si capisce nulla (anche perché è scritto completamente in aramaico). Il problema sta eventualmente in traduzioni, fatte molto spesso in modo improprio, e in commenti vari. L'approfondimento del testo è una cosa che necessita un determinato livello, non solo rispetto alla preparazione sui testi base, ma in particolare di יראת שמים Irat Shamajim ~ Timore del Cielo.]

Torniamo a Rabbenu Yosef Ergas ז"ל. L'abbiamo lasciato sempre più desideroso di completarsi con questo tipo di approccio allo studio. Viene a sapere della presenza nella ק"ק di Reggio יע"א di Rabbenu Biniamin HaKohen ז"ל, grandissimo  Mequbbal ~ studioso di Qabbalàh in modo approfondito [oggi purtroppo viene usato a sproposito questo termine, poichè, come spiegato prima, senza essere arrivato al punto di essere esperto di Shas e Poseqim non è possibile addentrarsi effettivamente in questo tipo di studio, poiché dannoso.] 
Decide quindi di partire e trasferirsi nella qehillat qodesh ק"ק di Reggio יע"א per approfondire questo genre di studio, lasciando la famiglia nella qehillat qodesh ק"ק di Livorno יע"א. Da quanto riportato nel testo, sembra che, all'epoca, recarsi a Reggio da Livorno, era rischioso per vari motivi e disordini scoppiati nel luogo. Possiamo quindi ancor più capire quanto c'è da apprezzare questo chakham, che per riuscire a completarsi ha dovuto lasciare la famiglia con molte difficoltà ed era disposto a trasferirsi in un luogo potenzialmente pericoloso. Non da meno considerazione sono la moglie e la famiglia stessa, che hanno compreso quale fosse l'effettiva necessità della cosa, per lasciarlo partire ed aiutarlo nei suoi progressi.
Da questi ed altri sacrifici è uscito fuori un Chakham conosciuto in tutto il Mondo come l'autore di un testo considerato per secoli il testo per eccellenza per entrare nello studio del Nistar chiamato שומר אמונים "Shomer Emunim" cioè "che rispetta le questioni di Emunàh" traducibile come Fede. (Qui a fianco una copertina di un' edizione del testo) [Faccio notare solo che già un secolo fa Rabbenu Yossef Chajim ז"ל sosteneva che questo testo non è più sufficiente a causa della mancanza di base in molte questioni; e comunque non è adatto entrare nell'approfondimento delle Nistarot se non per chi ha una base elevata di Niglèh e Irat Shamajim e su ciò non c'è discussione.]
Questo non è l'unico testo che ha scritto, ma probabilmente è il più famoso a livello mondiale. Altri suoi testi sono divenuti pietre miliari, come il Mavò Shearim, altro testo d'introduzione al Nistar. 
Ma vorrei ricordare in particolare un suo שו"ת Shut, acronimo di שאלות ותשובות Sheelot uTshuvot, cioè il testo di domande e risposte halakhiche che ha scritto, pubblicato postumo dal figlio. Il Shut in questione si chiama "Divrè Yossef", le parole di Yossef, in cui anche solo sfogliandolo possiamo renderci di che Chokhmàh e che base di Halakhàh avesse Rabbenu Yosef Ergas ז"ל. Non rispondeva solo a domande dall'Italia יע"א stessa nelle sue varie regioni, ma anche da altre parti del Mondo: non solo per questioni relative alle più vicine Francia e Olanda, ma arrivavano a porgli questioni dalla più lontana Aram Tzovàh (zone corrispondenti oggi a Iraq, Siria e Libano). Sottolineo ancora più questo testo, perchè spesso si predilige affrontare un solo aspetto in cui era più riconosciuto un autore, ma bisogna capire che solitamente gran parte dei più grandi chakhamim ז"ל avevano una visione e preparazione a tutto tondo.

Ci sarebbe molto più da dire, ma vi lascio con una Berakhàh: Yehì Ratzon che attraverso il זכות Zekhut ~ merito di Ricordare questi Grandi, presto l'Italia יע"א possa tornare a tirare fuori Grandi che illumino con la Toràh tutto il Mondo come e anche più che in passato.

[La storia è stata tratta dall'introduzione di "Divrè Yossef" pubblicato postumo. Rimando all'introduzione stessa (in ebraico e in rima) per maggiori dettagli (non ho che riassunto qui circa 3 facciate su 13). L'introduzione è stata scritta da Rabbenu Malakhì Ben Ya'aqov HaKohen ז"ל, il grande Chakham livornese autore del celeberrimo della serie di testi di Kellalim in 3 parti chiamato יד מלאכי "Yad Malakhì" che è diventato un testo di base per chiunque voglia addentrarsi nella Pesiqat Halakhàh in base ai Kellalim, cioè alle norme generali per estrapolare la Halakhàh.]

Gossip on FB (2) - Alcune definizioni.

La rete ci fornisce sempre più strumenti con cui si rischia di scrivere cose non adatte, e trasformarle in una 'averàh per l'eternità, moltiplicata esponenzialmente per il numero di lettori!
Questo fenomeno è sempre più comune in particolare in social networks, come Facebook e Twitter. Abbiamo già cominciato a vederlo precedentemente, ma è il caso di entrare nel dettaglio, per sapere cosa possiamo fare per evitarlo. 

Abbiamo pensato di riassumere di volta in volta alcune halakhot relative alla Lashon HaR'à ב"נ וב"ש, principalmente dal testo "Chafetz Chajim", cominciando da due definizioni:
  1. לשון הרע Lashon HaR'à. La Lashon HaR'à è letteralmente traducibile come "Lingua cattiva" e consiste nel dire qualsiasi cosa di negativo su una persona o su un gruppo di persone, sebbene questa sia vera. Nel caso sia falsa si incorre in un divieto più pesante - Motzì Shem R'à. (Chafetz Chajim 1:1,1). I divieti che si infrangono parlando lashon harar'à sono molteplici. [Si può arrivare senza troppi problemi a oltre 17 lo ta'asèh e 14 mizvot 'asèh - riportati nell'introduzione del testo (Chafetz Chajim 1, 1:2)].
  2. מוציא שם רע Motzì Shem R'à. Quando una persona mescola con la Lashon HaR'à anche una parte, seppur minima, di menzogna con cui aumenta la negatività della cosa espressa, contravviene nel divieto di Motzì Shem R'à che significa letteralmente: "che tira fuori un nome cattivo". (Chafetz Chajim 1:1,1)
  3. בעל לשון הרע Ba'al Lashon HaR'à. Letteralmente traducibile come "possessore di lingua cattiva". Così si definisce colui che incorre nel divieto di Lashon HaR'à in modo fisso, come coloro che sono soliti incontrarsi in un posto (che può essere tranquillamente facebook, twitter o il telefono di casa stesso) per raccontare queste cose. (Chafetz Chajim 1:1,3).
  4. רכילות Rekhilut. E' definito come רוכל Rokhel (colui che compie רכילות Rekhilut) colui che porta parole dall'uno all'altro, andando e dicendo: "così ha detto tizio su di te", "così ha fatto caio", "così ho sentito su di sempronio che ti ha fatto o che ti vuole fare", nonostante in tali parole non ci sia alcun aspetto negativo [altrimenti ricade anche nel Lashon HaR'à o peggio] (Chafetz Chajim 2:1,1-2). In termini moderni: chi fa pettegolezzo o gossip!
Questi divieti sono tali sia in forma verbale che in quella scritta (Social Network compresi!) (Chafetz Chajim 1:1,8), sia se lo dica di sua spontanea volontà sia che sia obbligato da persone varie, siano esse persino parenti o maestri cui deve rispetto (Chafetz Chajim 1:1, 5). Tanto più se l'obbligo deriva da partecipanti ad un gruppo oppure semplicemente da una filosofia di un gruppo, perchè persino se dovesse perdere il lavoro a causa del fatto che non vuole parlare non idoneamente oppure subire una perdita economica, comunque deve stare attento a non infrangere questi divieti. (Chafetz Chajim 1:1,6 in base allo Shulchan 'Arukh Yorèh De'a 157:1). Tanto più per casi più leggeri di cui sopra, cui l'unica pressione è quella di non "seguire le norme del gruppo" e simili. Oppure per questioni di onore personale o reputazione (Chafetz Chajim 1:1,7).

Ci si ricordi una cosa, grande norma generale per tutte le Mizvot: 
כפום צערא אגרא Kefum Tza'arà Agrà ~ a seconda della sofferenza, così è (proporzionale) la ricompensa della Mizvàh!
Quanto più mi pesa compiere una Mizvàh, tanto più sono lodevole nel compierla.
In particolare questa che può essere, in particolare nella nostra generazione, una cosa cui lo Yetzer HaR'à fa pensare sia difficilissimo opporsi.
In realtà se una persona conosce anche solo parte dei danni di questa 'averàh, torna indietro. Si consideri alcuni testi: nel Ma'alat HaMiddot di Rabbenu Yeçhiel Bar Yequtiel Bar Binyamin HaRofèh ז"ל della famiglia degli 'Anavim (scritto circa 700 anni fa) è dedicato un intero capitolo conclusivo, in cui si parla della gravità della  lashon HaR'à; e ancora di più il Chafetz Chajim dedica un libro intero all'argomento, chiamato Shemirat HaLashon.

Vorrei terminare con un Midrash, riportato dal Ma'alat HaMiddot del Chakham romano citato sopra, Rabbenu Yeçhiel degli 'Anavim ז"ל: 

Un מעשה Ma'asèh ~ gesta in cui Rabban Gamliel ha detto al suo servo: 
"Vai a comprare al mercato un buon pezzo di carne!" - è andato e gli ha portato una lingua. 
Dopo alcuni giorni ha detto Rabban Gamliel al servo: "Vai e comprami un pezzo cattivo di carne" - è andato e gli ha portato una lingua. 
Al che Rabban Gamliel gli ha chiesto "Quando ti ho chiesto un buon pezzo mi hai portato la lingua, e ora che ti ho detto di portare un pezzo di carne cattivo mi hai portato ugualmente una lingua??" 
Gli ha risposto il servo: 
"Mio Padrone, ci sono lingue buone e lingue cattive!
Quando è buona, non c'è migliore di essa, ma quando è cattiva non c'è peggiore di essa!"

E così Be"H anche noi cerchiamo di applicare una lingua buona, anche in forma scritta!

Ben Ish Chai

Il "Ben Ish Chai" è un testo scritto da Rabbenu Yossef Chajim ז"ל, spesso conosciuto più con il nome della sua opera che con il nome proprio.

Rabbenu Yossef Chajim ז"ל era un grandissimo פוסק Poseq ~ decisore di Halakhàh e Mequbbal. Nativo della Qehillat Qodesh di Bagdad יע"א, discende da una famiglia di grandi תלמידי חכמים Talmidè Chakhamim ~ n.l. saggi, tali Rabbenu Moshèh Chajim ז"ל, suo nonno e il padre Rabbenu Eliahu Chajim ז"ל.

Fin da piccolo Rabbenu Yossef Chajim ז"ל aveva dimostrato un innato amore per la Toràh HaQedoshàh e un enorme potenziale che stava sempre più sviluppando. E' diventato popolare agli occhi del vasto pubblico solo all'età di 26 anni alla scomparasa del padre Rabbenu Eliahu Chajim ז"ל, Darshan ufficiale a Bagdad,  che ha poi sostituito.

Famoso per essere un חכם Chakham ~ Saggio completo, su ogni singola questione sapeva rispondere, dalla Halakhàh alle questioni di Aggadàh e Midrashim, dal Tanakh fino alla Qabbalàh, passando per consigli per ogni questione pratica, dei singoli, delle famiglie, questioni tra moglie e marito, educazione, questioni pubbliche e comunitarie.

Un personaggio pubblico a tutti gli effetti. Senza poi contare tutte le questioni che gli venivano inviate dall'estero, da qualsiasi luogo in cui ci fossero ebrei. Dal Marocco all'India, dalla Spagna fino alla Turchia, per passare dall'Italia, tutti chiedevano domande al "Ben Ish Chai" su qualsiasi argomento. Tanto che i Chakhamim dell'Isola di Djerba, tra le più acculturate comunità al mondo all'epoca dicevano che chi riceve dal "Ben Ish Chai" è come se ricevesse direttamente dal Sinai!

Ogni Shabbat Qodesh teneva una derashàh fissa di 3 ore di fila prima di Minchàh nel Bet HaKenesset "piccolo" di Bagdad יע"א. Si chiamava "piccolo" rispetto a quello grande, poichè conteneva meno di 1000 persone... che ogni shabbat era gremito di uomini, donne e bambini, tutti desiderosi di sentire Rabbenu Yossef Chajim ז"ל, che aveva capacità oratorie incredibili.

3 ore d'intrattenimento puro a suon di Derashot sulla Toràh, sulla Haftaràh, משלים Meshalim ~ parabole, storie vere ed inventate, Halakhot in un mix unico e concentrato come solo un Grande sapeva dare.  Si racconta di lui che non ripetesse mai la stessa cosa.

In quattro Shabbatot all'anno, particolari per le loro derashot, si passava poi al Bet HaKenesset "Grande", riempito anch'esso completamente, fino ad avere persone che ascoltavano da fuori. In queste occasioni accadeva un miracolo evidente a tutti - tutti, ovunque si trovassero, riuscivano a sentirlo senza problemi... [oltre all'avere tutto il pubblico in silenzio, cosa comunque necessaria in un Bet HaKenesset per rispetto al luogo, oltre che alla persona che fa la Derashàh].

In vita ha pubblicato oltre 50 opere, che sono neanche un quarto di quelle che ha scritto effettivamente, ricoprendo così ad ampio raggio molteplici canali dello scibile umano. Una delle opere più famose è il "Ben Ish Chai", che è una riduzione di un paio d'anni dei suoi discorsi delle derashot di Shabbat, prendendo solo la parte di Halakhàh e anticipandola con un piccolo Devar Toràh sulla Parashàh settimanale (o sui Pirqè Avot nel periodo dell''Omer), solitamente con un rivestimento "secondo la Qabbalàh"  spiegata in un modo che anche chi non fosse troppo dentro la Qabbalàh potesse comprendere. [Oggi si fatica un po' di più per comprendere determinate parti, poichè molto più spesso mancano le basi... Be"H di migliorare!]

Il Ben Ish Chai in sintesi è una specie di "Qitzur Shulchan 'Aruch" scritto in modo abbastanza innovativo. Sia perchè viene diviso per "parashot", in cui viene trattato in ognuna un argomento principale differente; sia perchè ogni argomento viene unito attraverso la Derashàh con un פסוק pasuq ~ versetto da cui comincia la Derashàh. La sintesi delle Halakhot è doppiamente particolare, sia per la relativa concisione sia perchè ciò non toglie che spesso vengano spiegate meglio le motivazioni per cui ci vengono date determinate halakhot, spesso anche rivelando ciò che c'è dietro l'apparenza delle cose.

Oggigiorno il "Ben Ish Chai" è considerato un "must" della Halakhàh, in particolare sefaradita per gli usi spesso riportati, ma che ha avuto comunque diffusione in tutto il Mondo.

Dimenticavo, Rabbenu Yossef Chajim ז"ל è mancato meno di 102 anni fa.

Non essere come Qorach e la sua compagnia

Abbiamo un, purtroppo poco noto, divieto esplicito nella Toràh di non comportarsi come Qorach e la sua compagnia.

La storia di Qorach in breve

La storia di Qorach è raccontata nel libro di Bemidbar, all'inizio della Parashàh di Qorach.

Riassumiamola in poche righe. Qorach è uno dei massimi esponenti del popolo ebraico. Chakham di grandezza enorme, giunto a livello di Ruach HaQodesh (riassumibile forse come connessione con HaQadosh Barukh Hu), decide di opporsi a Moshèh. Non lo fa direttamente, perchè sa che non potrebbe aver successo. Lo fa quindi indirettamente, attaccando la figura del Kohen Gadol.

Chiede indirettamente: com'è possibile che Moshèh sia il מלך "Melekh" ~ re (perchè questo era, anche se non con questo nome), e suo fratello Aharon il Kohen Gadol? Forse è una "questione di famiglia"?

Ma la domanda diretta è un'altra: tutti siamo Qedoshim (~ santi, distinti)! Quindi perchè non tutti possiamo essere Kohanim Ghedolim?

Per fare questa opposizione, riesce a convincere 250 tra i "grandi" ad unirsi a lui. Oltre a loro abbiamo due figure, Datan & Aviram, che avevano più intenzione polemica che "ideologica".

Si scopre poi che effettivamente la loro domanda diretta non è ciò che pensano, poichè Moshèh spiega che non è possibile che tutti siano Kohanim Ghedolim, ma uno soltanto. Però è possibile fare una prova per vedere  chi è scelto da HaQadosh Barukh Hu per il ruolo... Tutti decidono di mettersi alla prova... e l'opposizione continua, nonostante in forma miracolosa si sia dimostrato che Aharon è il prescelto come Kohen Gadol!

Si rivela pertanto agli occhi di tutti che l'intenzione della congrega non è quella del principio, che può essere anche giusto, che è stato dichiarato... Ma solo quella di "ribellarsi", anche se con un possibile buon motivo.

Al che è avvenuto un miracolo mai avvenuto nella storia, la terra si è aperta come una bocca, ed ha "mangiato" esattamente le 253 persone coinvolte nella "congiura di Qorach" nel posto in cui si trovavano, con i loro beni, davanti agli occhi di tutti.

Come avrebbero dovuto fare?
Se una persona ha una causa da portare avanti come dovrebbe fare? Spesso capita. Ed è importante combattere per le proprie cause. Ma bisogna sapere come portarla avanti. La Toràh HaQedoshàh con le sue Mizwot relative ai rapporti interpersonali (Ben Adam LaChaverò) ci illustra tutti i passi. Tra questi troviamo il non aumentare la polemica davanti alle persone. Non aiuta se non ad aumentare (a) l'odio gratuito, poichè solitamente le persone "incuriosite" aumentano e ognuno dice la sua, pur non sapendo bene com'è stata la dinamica, (b) la reçhilut, traducibile come pettegolezzo, anche se non cambiano le cose rispetto a ciò che sono (cosa che avviene più che spesso), (c)  il Lashon HaR'à cioè la maldicenza per la persona, e non per l'idea rivestita... Il Lashon HaR'à è un divieto su questioni vere - se si aggiunge anche qualche menzogna è peggio... E questi solo per illustrare alcune delle conseguenze. Quindi colui che ha iniziato questa polemica cos'ha guadagnato? Solo di alzare un polverone contro questa persona. E di solito i polveroni non servono nella pratica.

Ma almeno io ho espresso le mie idee...

E' legittimo esprimere le proprie idee, ma bisogna sapere come. Se Qorach avesse parlato direttamente a Moshèh Rabbenu ע"ה non davanti agli occhi di tutti e senza coinvolgere altre persone, le cose sarebbero andate sicuramente in modo diverso e più proficuo.

Se effettivamente il motivo di esprimere le idee non è fine a "far sentire soltanto la mia voce", ma a migliorare, è chiaro che è meglio puntare su un metodo più efficace.

Portare le polemiche in piazza di solito è utile solo a fare scalpore e a chi è alla ricerca "della notizia"! Ma non a sistemare effettivamente le cose.

Dicendo invece le cose direttamente all'interessato da parte, si riescono ad ottenere risultati concreti. Se poi non è possibile in tal modo si deve verificare come migliorare la questione. I metodi non mancano. Se poi non è possibile altrimenti, e si sono provate tutte le vie, ed è sicuro che c'è miglioramento discutendone effettivamente, solo allora si può parlare in pubblico.

Molto spesso inoltre, le persone vogliono coinvolgersi nella situazione, per far sapere anche la loro opinione. Cosa aiuta? Solitamente danneggia soltanto, perchè la questione ha maggiore risonanza, e solitamente poi la cosa viene anche sfruttata da persone che magari sono un po' meno in buona fede.

Qorach poteva avere buoni motivi... Ma Datan e Aviram sicuramente erano un po' meno idealisti, come testimoniato nei Tehillim. La questione era sollevare un polverone contro Moshèh. In ogni "ribellione" contro Moshèh loro ci sono: sono loro che dicono al Faraone dell'uccisione dell'egiziano quando erano in Egitto, sono loro che fanno la voce contraria quando sono sul Yam Suf "meglio tornare in Egitto, ma dove ci stai portando?", sono loro che scatenano diverse sommosse... e qui giungono alla fine.

Non bisogna dare adito a queste polemiche.

In generale il divieto della Toràh di non essere come Qorach e la sua congrega riguarda tutti i casi in cui si effettua una polemica. Ma non solo quando la si effettua: anche quando la si alimenta.

Spesso è possibile "tranciare" le polemiche semplicemente non rispondendo, oppure senza dare troppo peso alla cosa. Altre volte portando da parte il polemico o il polemizzato e parlargli della gravità della questione.

Ogni persona che aggiunge alla polemica, portando così maggior risalto alla cosa, deve rendersi conto che non migliora la situazione, ma la peggiora soltanto. La questione non dev'essere polemizzare, ma portare fine e miglioramento alla situazione.  Ogni persona che aggiunge - diventa anche lui partecipe alla polemica e si rende parte della "congrega".

Se non è possibile fare nulla - allontanarsi è meglio, così che il polemico capisca che non è seguito, e smetta... E se anche non smette, almeno non si aggiunge altra legna sul fuoco...

La questione è una sola: RIFLETTIAMO PRIMA DI AGIRE - è possibile che lo sdegno sia tale che non è possibile trattenersi... Ma forse non stiamo facendo anche noi danno? Non per forza allo stesso livello di chi ha provocato il motivo della polemica, ma comunque perchè aggiungere DANNO AL DANNO?

PENSIAMO EFFETTIVAMENTE SE C'E' UTILITA' NELLA COSA...

Non comportiamoci come Qorach.

On ben Pellet

L'unico a salvarsi di tutta la congiura di Qorach è stato On ben Pellet.

Come?

Lui faceva parte della congiura, ma sua moglie era contraria. Gli ha detto - sia che "vinca" l'uno che l'altro, in ogni caso tu non hai utilità... Non hai nessun guadagno. Stattene a casa e non aumentare le polemiche.

Chiaramente On ben Pellet non voleva stare a sentire la moglie...

Ma lei è stata più furba. Gli ha dato da mangiare pesante, l'ha fatto addormentare, e si è messa sulla porta della tenda a capo scoperto così che nessuno entrasse (poichè una donna sposata dovrebbe coprirsi la testa, almeno in luoghi pubblici o in generale dinnanzi ad estranei).

Così la rivolta ha preso atto e On ben Pellet dormiva...

La saggezza di sua moglie l'ha salvato... con cosa? un RAGIONAMENTO SEMPLICE: AIUTA QUALCOSA FARE POLEMICA?

Yehi Ratzon che possiamo imparare presto ad evitare di entrare in questi campi di polemica.

 [Alcune Fonti del divieto: Bamidbar 17, 5 - riportato come divieto esplicitamente su questioni di Machloqet polemica in Sanhedrin 110 'amud alef; riportato poi dal Rambam ז"ל nel Sefer HaMizwot (L_av 45) Sefer HaMizwot Gadol (Lo Ta'asèh 157), da Rabbenu Yonàh (Sha'ar 3 Mamar 58) e dal Chafetz Chajim (Laavin 12).]