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Religiosi? No grazie!

בס"ד

Premetto che quest'articolo è maggiormente comprensibile se si legge l'articolo "Religione, No grazie!"

Oggigiorno si sente parlare di molti argomenti riguardanti la sfera della Toràh. Ma se ne sente spesso parlare in un modo errato fino al midollo. Si parla oggi di "religiosi". Ci sono molte definizioni per questi: "ultraortodossi", "charedim", "datim" e chi più ne ha più ne metta. Ognuno poi ha la propria definizione di quello che è ogni categoria particolare. Ma proviamo a ragionare un po' sulla questione.

Come definire una persona "religiosa"?
Per prima cosa, iniziamo da una domanda - come definire una persona "religiosa"? Oggigiorno viene definita come tale spesso e (mal)volentieri una persona che mette la kippàh. In alcuni casi è sufficiente andare al Bet HaKenesset più o meno spesso, a seconda del luogo. In altri casi, per altri "livelli di religiosità" abbiamo anche definizioni basate sul fatto che frequenta determinati luoghi oppure che è vestito in un determinato modo, ad esempio i "neri" oppure con determinati vestiti particolari, a seconda del tempo e del luogo.
Ma ci possiamo rendere conto riflettendo un attimo che non è verosimile far dipendere l' "osservanza" di una persona semplicemente per i luoghi che frequenta (anche se lo fa spesso), oppure per come è vestito. Sarebbe intollerabile logicamente far dipendere una cosa spirituale da un fattore così esteriore!

Perchè è errato parlare di "religiosi"?
Quando parliamo di "religiosi" premettiamo un concetto - un "religioso" dovrebbe applicare tutte le norme della sua "religione". Di conseguenza, se non li applica è un "falso religioso" oppure un ipocrita. 
Questa è una bellissima tecnica dello Yetzer HaR'à - in base a questo discorso, un "religioso" dovrebbe applicare tutte le norme della Toràh, a livello quasi perfetto. Altrimenti è un falso.

Inoltre quando un "religioso" commette una brutta azione allora "tutti i religiosi si comportano così".

Proviamo un po' a cambiare parola!
Vediamo un po' meglio la questione ragionandoci un po', e cambiando termine. Non utilizzando più la parola "religioso", ma utilizzando la parola "osservante". Ora analizziamo qualche esempio:

a. 
La frase:
"un "religioso" si è comportato male nei confronti di una bambina che ha trattato male" 
diviene:
"un "osservante" si è comportato male nei confronti di una bambina che ha trattato male."

Ora, chi sente una cosa del genere capisce che ovviamente c'è qualcosa che non torna. 
Se è "osservante" allora dovrebbe osservare anche la mizvàh esplicita nella Toràh nella parashàh di Qedoshim (Vayqrà 19, 18) וְאָהַבְתָּ לְרֵעֲךָ כָּמוֹךָ  "VeAhavtà LeRe'akhà Kamokha" ~ "e amerai il tuo prossimo come te stesso". Se tratta male una bambina allora non è "osservante". Quindi la frase è sicuramente falsa. Perchè se la persona tratta male una bambina non può essere in alcun modo definito come "osservante" di tale norma.

b.
La frase:
 "un "religioso" ha rubato le donazioni che sono state fatte." 
diviene:
"un "osservante" ha rubato le donazioni che sono state fatte."

Ora, anche chi sente qualcosa del genere capisce che è un'assurdità. 
Se è "osservante" allora dovrebbe osservare anche la Mizvàh esplicita nella Toràh, anch'essa nella Parashàh di Qedoshim (Vayqrà 19, 11) לֹא תִּגְנֹבוּ "Lo Tighnovu" ~ "non rubate". Se trasgredisce questo divieto è sicuramente "non osservante". Quindi non è un "osservante" ad aver rubato, ma un ladro.

c. 
La frase:
anche quel "religioso" non rispetta quella norma
diviene
anche quell'"osservante" non rispetta quella norma.

Questa è il culmine dell'assurdità. Molto spesso si utilizza questa frase per autorizzare a se stessi o ad altri qualche cosa, che anche qualcun altro visto come "punto di riferimento" della "religione". 
Ma questa è un'assurdità totale! Io non sono tenuto a seguire la Toràh come norme di vita date dagli uomini, ma come Volontà di HaShem per il mio bene! Che ci sia qualcuno, chiunque esso sia, fosse pure considerato dalla gente del livello di Moshèh Rabbenu ע"ה (chas veshalom) [, tanto più se meno], non dovesse osservare anche solo un dettaglio minimo, ciò non mi autorizza a non osservarlo. Non seguo le norme perchè tale persona le applica, ma perchè sono Comando Divino per il Mio Bene!
Perchè mai dovrei perdere ciò perchè qualcun altro, grande quanto vogliamo, persino fosse chiamato "rav" o anche di più non le osserva? Sono tenuto a compiere עבודת השם " 'avodat HaShem" ~ "Servizio del Signore"  e non עבודת הרב " 'avodat HaRav" ~ "Servizio del Rav"! Quindi devo seguire ciò che mi dice HaShem, e non ciò che vedo fare da altri! Ogni persona è tenuta a ricercare con serietà e onestà con se stessa ciò che è la Verità sulla Volontà di HaShem, descritta principalmente dalla Halakhàh!

[E' anche vero d'altra parte, che se vedo un Poseq Halakhàh che mi dice che una cosa è permessa (prima di farla) oppure mi dimostra con fonti poi che ciò che ha fatto non era una trasgressione, allora c'è da appoggiarvici, ma non stiamo parlando di un caso del genere, ma un caso in cui sia evidente che è stata commessa una עברה 'averàh ~ trasgressione!]

Persino la moglie di quel rav...
Recentemente ho sentito qualcuno che mi ha detto che la moglie di un Rav famoso ha fatto una determinata 'averàh ~ trasgressione. C'è da sottolineare: (a) per prima cosa chi ha diffuso questa voce (se vera) allora è lashon har'à, (b) in particolare se questa donna ha fatto teshuvàh e (c) ancora peggio se non è più in vita. (d) Se le persone accettano ciò che dice è ancora peggio e (e) se cominciano anche solo a osservare con meno fervore (non arriviamo certo al punto in cui decidono di abbandonare la mizvàh o non compierla) la cosa a causa di tale diceria, chas veshalom abbiamo divieti su divieti che si aggiungono per la singola diceria (solo per citarne alcuni).
Inoltre, anche se fosse vero, e tale persona non avesse fatto teshuvàh, persino se fosse Zipporàh la moglie di Moshèh Rabbenu ע"ה - e allora? La Toràh mi prescrive la norma. Moshèh Rabbenu ע"ה è il mezzo in questione, ma la Toràh è di HaShem Itbarakh. Persino Zipporàh può avere uno Yetzer HaR'à.
Io non devo osservare le norme della Toràh perchè il Rav (o chi per lui) le osserva, ma solo perchè HaQadosh Barukh Hù me le ha comandate.

Questo discorso parte tralasciando il fatto che ci possano essere motivi particolari perché si possa permettere temporaneamente di commettere una trasgressione. Tanto che è vietato fissare la halakhàh da una storia che si è vista, tanto più se si è solo sentita. (cfr. Tossafot su Horayot 2 'amud alef)
Quindi - ragioniamo un po' e apriamo le menti in modo critico effettivamente, senza accettare per vero tutte le "falsità" che lo Yetzer HaR'à ci vuol fare trangugiare con qualsiasi mezzo disponibile oggi: giornali, telegiornali, trasmissioni varie, menzogneri di ogni sorta, persone che si spacciano per osservanti e in realtà non lo sono, riviste, internet e chi più ne ha più ne metta. Mi sembra perfino superfluo sottolineare che oggi anche se vedo una foto o persino un video, non è detto che le cose stiano così davvero - oltre che le variazioni "angolari" di ripresa, che spesso cambiano totalmente la questione, ci sono moltissimi programmi di manipolazione con cui è possibile fare qualsiasi cosa...

Perchè tutto ciò?
Dobbiamo sapere che la Toràh ci insegna esplicitamente o quasi che è errato stabilire un concetto di "religioso".
Non solo, la Toràh ci insegna ben altro. La Toràh ci insegna che ogni essere umano sulla faccia della Terra ha uno Yetzer HaR'à, un istinto al male. Questo Yetzer HaR'à non vuole che le persone applichino la Toràh e le Mizvot. Ed ogni persona sulla faccia della Terra, chi più e chi meno, ognuno a suo livello, ha una continua battaglia con lo Yetzer HaR'à sul cosa fare e cosa non fare. 
Quindi ogni persona di sua natura non è perfetta, perché ha lo Yetzer HaR'à. 
HaQadosh Barukh Hù lo sa bene, perché è lui stesso ad avere creato lo Yetzer HaR'à.


Conclusione
E' quindi assurdo parlare di "religiosi", ma è ora maggiormente chiaro il perché ciò avvenga - lo Yetzer HaR'à vuole distoglierci dalla verità -  se si parla di "religiosi" questi si devono comportare come tali, e devono essere definiti in qualche modo riconoscibile - quindi esteriore. Di conseguenza - tutta la "religiosità" diviene un fattore solo e unicamente dipendente dall'esteriorità facendo perdere di vista il fattore principale - l'interiorità sviluppata attraverso l' "osservanza" della Toràh e delle Mizvot.

Apriamo gli occhi e rendiamoci della realtà!
Ragioniamo con la nostra testa, e rendiamoci conto
 - 
non utilizziamo parole che possano trarre in inganno!

RELIGIOSI? NO GRAZIE!

2Halakhot4dì - Il tempo delle Selichot

8. Introduciamo un concetto - Chatzot Laylàh - letteralmente metà della notte, ossia 12 ore d'orologio dopo Chatzot HaYom, cioè metà delle ore di luce diurne. (Ben Ish Chai anno 1 Vayshlach 4).

9. Il tempo migliore per recitare le Selichot è da chatzot Laylàh fino a prima dell’alba. In caso non fosse possibile, si possono recitare anche durante il giorno. [cfr. Chazon ‘Ovadyàh sui Yamim Noraim (Hilkhot Selichot) sull’argomento]

10. Chi ha tempo da chatzot laylah all'alba per recitare solo le selichot o solo il tiqqun chatzot è opportuno che reciti tiqqun chatzot (Ben Ish chai vaishlach anno 1, 7 e Chazon ‘Ovadiàh).

E' possibile vedere gli orari di alba e chatzot hayom delle comunità italiane su www.torah.it/lunario/orari/

Religione? No grazie!

Immagino che leggendo il titolo, molti abbiano pensato - a questi ha dato di volta il cervello! Un blog che tratta di Toràh, incita ad evitare la religione?

Altri avranno pensato: ma cosa pensano di fare con questi titoli scandalistici?
Vediamo assieme quanto c'è di vero nel nostro titolo:
La religione è definita come “complesso di credenze, comportamenti, atti rituali e culturali, mediante cui un gruppo umano esprime un rapporto con il sacro” [Wikipedia.it aggiornato al 23 dic '10], ma la Toràh non è questo!

Cominciamo dalla fine:

Il Rapporto con il sacro
Nell'applicazione della Toràh il rapporto non è solo con il sacro, ma anche con il profano. Attraverso l'applicazione della Toràh HaQedoshàh abbiamo la possibilità di elevare tutto ciò che ci circonda.
In base alla Toràh HaQedoshàh non solo Tefillot ~ preghiere e studio sono considerati mezzi per elevarsi, ma ogni singola azione, persino se agli occhi della persona possono sembrare cose banali e di tutti i giorni.
Per intenderci, vediamo alcuni esempi:
La prima מצוה Mizvàh ~ precetto di cui parla la Toràh HaQedoshàh è il prolificare. Cosa che in altri ambienti è considerata ben lontana dalla santità, ebraicamente è considerata una cosa molto elevata, con tutti gli atti che lo circondano. Il Rapporto tra marito e moglie è una cosa elevatissima, che permette di salire livelli di קדושה Qedushàh ~ santità, a condizione che sia fatto in modo adeguato, in base alle norme di Halakhàh, con pudicizia e attenzione al rispetto reciproco.
Altro momento di elevazione spirituale è il pasto. Il mangiare, recitando la ברכה Berakhàh ~ benedizione prima e dopo aver mangiato per ringraziare HaQadosh Barukh Hù per ciò che ci ha dato. [Per capire quando va detta la Berakhàh finale - cfr. articolo sulla questione.] Il tavolo su cui si mangia è considerato un מזבח Mizbeach ~ altare (Chaghigàh 27 'amud alef) e ciò che si mangia come sacrifici (cfr. Avot cap. 4); poi si può decidere se recitare un Devar Toràh, trasformando il tutto in "sacrifici" ben voluti dinnanzi ad HaQadosh Barukh Hù, oppure non farlo e trasformare il tutto in "sacrifici idolatri".
Anche quando si lavora ci si può innalzare spiritualmente. Se si sta attenti alle Halakhot relative (cfr. Shulchan 'Arukh Orach Chajim 156) e si applica con l'אמונה Emunàh ~ Fede che gli dice che non serve applicare determinati atteggiamenti poco onesti, poichè tutto viene da HaQadosh Barukh Hù, si eleva sempre più.
Tutti i momenti che sono considerati "bassi spiritualmente" (se non nulli o opposti) da molti ambienti estranei al mondo della Toràh sono anzi considerati "trampolini" per elevarsi, in cui è importante stare attenti al Focus - Servire HaQadosh Barukh Hù.
E così è possibile elevare ogni singola azione, dall'alzarsi al mattino fino all'andare a dormire, senza contare il dormire stesso. Infatti quando una persona dorme al fine di avere energie per Servire il Signore sta compiendo una mizwàh

Tempi Determinati
L'applicazione della Toràh HaQedoshàh, a differenza di una religione, non è destinata a tempi determinati, ma ad ogni istante della vita. Ogni atto quotidiano, dal mangiare e bere all’allacciarsi le scarpe, dal fare la doccia al cucinare, dal lavorare all’occuparsi della propria casa, può divenire una mizwàh, un’applicazione della Toràh HaQedoshàh, un modo per elevare le proprie azioni ad un altro livello.

Quindi...
In base a tutto ciò che abbiamo visto, non è possibile definire l'applicazione della Toràh HaQedoshàh come religione. Non rientra in alcuno degli aspetti della definizione di religione!

Se non è una religione – è qualcos'altro!
Cosa?
Una sola definizione: uno stile di vita!

Ogni singolo istante si può vivere secondo la Toràh o non farlo.
E in quanto stile di vita può essere adottato e osservato o meno.
Ma non deve essere assolutamente essere definito in modo differente da ciò che è, poiché una definizione scorretta può essere fuorviante.

Non appartenere alla religione...
Inoltre, se definita come religione, viene implicata la possibilità di non appartenere alla religione – qui non è possibile, perché tutta l’umanità è tenuta ad osservare la Toràh, poiché Comandamento Divino, solo abbiamo distinzioni tra livelli di applicazione a seconda della persona di cui si parla: gli ebrei con tutte le Mizvot e gli altri popoli con le 7 Mizvot dei Benè Noach.

La Toràh non prevede “l’infedele” cioè colui che non appartiene alla religione, poiché non prevede il concetto di religione.
Prevede invece colui che non osserva, al quale bisogna relazionarsi applicando delle norme particolari, come ad esempio il caso dell’עכו"ם ‘Acum, acronimo di עובד כוכבים ומזלות ‘Oved Kokhavim uMazalot ~ Servitore di Stelle e Costellazioni, cioè colui che applica un culto estraneo a quello del Servizio Divino.
E' scorretto quindi parlare di persone "religiose" o di "non religiose" - ma è necessario parlare di "osservanti" e "non osservanti".

Visto che la Toràh è uno stile di vita, la scelta è solo se applicarla o meno!

MiShe... MiShe... MiSheNikhnas Adar - Marbim BeSimchàh!

משנכנס אדר - מרבים בשמחה
MiSheNikhnas Adar - Marbim BeSimchàh
Da Quando Entra Adar - Si aggiunge nella Simchàh ~ gioia
Tra poco accoglieremo uno dei mesi più gioiosi dell'anno: Adar!
E' l'unico mese in cui abbiamo una Halakhàh esplicita di essere più beSimchàh (gioiosi) del solito.
Vediamo insieme questa halakhàh sotto vari aspetti: il suo מקור meqor ~ fonte e la sua spiegazione! Vedremo inoltre un approfondimento sul commento di Rashì alla norma.

מקור Il Meqor ~ La fonte
Dove troviamo questa "Halakhàh" di aumentare la gioia dal mese di Adar? E anche se è riportato nella ghemarà dove troviamo che la portano come Halakhàh?
La fonte di questa Halakhàh (quella di aumentare la gioia a partire dal mese di Adar) è la ghemarà in massekhet Ta'anit (daf 29 fine amud alef).
Il Maghen Avraham, uno dei principali commentatori allo Shulkhan 'Arukh, nella sua opera riporta questa halakhàh (Orach Chajim 686:5)!
Aggiunge inoltre, che nel caso una persona abbia un giudizio in tribunale è meglio cercare di spostare la data del giudizio in questo periodo, cercando di sfruttare le sue caratteristiche positive.
Troviamo molti poseqim sulla sua scia, tra cui: il Qitzur Shulkhan 'Arukh Ganzfried (Siman 141,1); la Mishnàh Beruràh (686:8); il Kaf HaChajim di Rav Ya'aqov Chajim Sofer ז"ל (Orach Chajim 686:31); il Qitzur Shulkhan 'Arukh del Yalkut Yossef di Rav Izchak Yossef Shalità, figlio del Gaon HaRav Ovadiàh Yossef שליט"א (Hilkhot Chodesh Adar 1).


הדין Il Din ~ la norma
משנכנס אדר - מרבים בשמחה MiSheNikhnas Adar - Marbim BeSimchàhDa Quando Entra Adar - Si aggiunge nella Simchàh ~ gioia.
Cerchiamo di comprendere meglio la Norma. Rav Dessler sottolinea una cosa importante che nelle generazioni precedenti era molto più chiara. La Halakhàh dice di מרבים בשמחה Marbim BeSimchàh ~ Aggiungere nella Simchàh.
Se parlo di aggiunta, vuol dire che una base c'è già! Cioè ogni giorno della nostra vita dobbiamo essere BeSimchàh, non solo nel mese di Adar! Ma nel mese di Adar abbiamo una particolarità aggiunta: bisogna aggiungere Simchàh!

Oggigiorno vediamo persone sempre meno contente. Alcuni danno motivazioni come crisi, problemi e simili. Ma non si rendono conto che ragionando un attimo non è verosimile. Crisi e problemi ci sono sempre stati, ma la gente era molto più contenta di oggi; anzi, oggigiorno stiamo anche meglio, molto più agiati di un tempo. Recentemente ho sentito da Rav Moshèh Kleineman נר"ו, Mashghiach Qatan della Yeshivàh di 'Atteret Israel a Bayit Vagan, una piccola riflessione sulla cosa: appena 50 anni fa, solo le persone più ricche si potevano permettere le automobili. Ma le automobili non erano come quelle di oggi, erano scomodissime! Per arrivare da qualche parte si dovevano subire migliaia di scossoni! Oggi anche la persona più povera in canna, neanche a pagamento si farebbe un giro su una vettura del genere!
Quindi sicuramente siamo più agiati di un tempo! 
Il motivo vero (nella stragrande maggioranza dei casi) per cui manca la felicità è un altro. Spesso oggi le persone pensano che la felicità dipenda dalla materialità, dall'agio e dalla condizione economica. In realtà non solo non è così, ma è vero il contrario. La felicità principalmente è una componente spirituale e quanto più noi aumentiamo le componenti materiali quanto più la allontaniamo. Quindi ci provochiamo danno da soli: solitamente quanto più  si aumenta l'attenzione alla sfera materiale, quanto più sarà difficile ottenere felicità vera e propria.
Per comprendere ciò, basta esaminare esempi eclatanti, sotto gli occhi di tutti. Matrimoni, Bar e Bat Mizvàh (e non solo) stanno spesso diventando "gare per mostrare", l'accento è posto su quali abiti indossare, arredi spettacolari e quanto più possibile scenografici... Tanto che addirittura si sentono delle persone che non si vogliono sposare solo perché affrontare un "matrimonio" arriva a sfiorare cifre da capogiro, qualcosa fatto più per gli altri che per se stessi [questo solo perchè non si conosce cos'è un matrimonio ebraico effettivamente, ma questa è un'altra storia]. 
Nonostante questi sfarzi incredibili, scavando sotto la superficie, vediamo che non c'è vera e propria simchàh! Non intendo Chas Veshalom che non si è contenti per gli sposi, ma che spesso non si sa neanche più cosa inventarsi per fare Simchàh! 
La gente non sa più ballare, far contenti gli sposi... se non con regali, e sfarzi esagerati! 
Mi hanno fatto vedere addirittura alcuni che portano persone che neanche conoscono al solo fine di rallegrare  o intrattenere! 
Perchè? 
Perchè in molti luoghi le persone non sanno più fare Simchàh da soli? 

Per assurdità proprio a causa del metodo che usano per "raggiungere la felicità" - la materialità, che è quella che la allontana! 

Quanto più le persone si dedicano alla materialità, quanto più è difficile raggiungere la Simchàh, proprio perché questa componente è spirituale e la materialità la allontana. 
Ora ci sarà chi penserà che bisogna fare esattamente l'opposto! -  una cosa misera... ma non è corretto, non è quello il senso! La questione non è "predicare" l'assenza di materialità (cosa non ebraica), ma evitare gli sfarzi esagerati! 
Bisogna fare comunque una festa che sia una cosa onorevole, ma senza esagerare, senza sfarzi. Così sarà possibile Be"H raggiungere la Simchàh. 
[C'è da notare però che se una persona non interiorizza questo concetto comprendendolo, ma lo applica solo come un'istruzione, anche facendo una cosa "semplice ma onorevole" otterrà di non essere contenta, perché si sentirà a disagio perché non capisce effettivamente la cosa, ma la applica solo "fisicamente" - tornando quindi al problema della "materialità" anche se in forma minore].

Il mese di Adar abbiamo la possibilità spirituale di essere più felici del solito, in modo più semplice. Ma bisogna sfruttarlo per accrescere questa componente e portarcelo dietro per tutto l'anno (perchè ogni periodo può influenzare tutto l'anno con una componente specifica). Almeno per cercare di comprendere meglio come raggiungere la Simchàh!

In base a ciò che abbiamo scritto, è comprensibile meglio perchè proprio il mese di Adar. Il simbolo per eccellenza di Adar è proprio Purim, la festa in cui non è neppure necessario dire il Nome Divino in tutta la Meghillàh, perchè tutta la sfera fisica viene compresa direttamente sotto forma spirituale. Quindi non è più necessario ricordare il Nome Divino, perchè è scontato! 
La sfera fisica diventa non più materiale, ma completamente spirituale - Questo è il mese più adatto per la Simchàh!

Doppia Razione!
Quest'anno in particolare (5771 / '11 למנינם) abbiamo doppia razione: 2 Adar, poichè ci troviamo in una שנה מעוברת shanàh me'ubberet.  [I termini שנה מעוברת Shanàh Me'ubberet sono solitamente tradotti in italiano come 'anno embolismico', ma letteralmente Shanàh Me'ubberet significa "anno incinto", poichè abbiamo un mese che raddoppia.]
Per distinguerli hanno entrambi un'aggiunta. il primo Adar si chiama Adar Alef (prima lettera dell'alfabeto ebraico, la cui גמטריא Ghematria ~ valore numerico è 1), mentre il secondo si chiama Adar Bet (seconda lettera dell'alfabeto ebraico).

E anche Tripla...
E' importante notare che secondo Rashì ז"ל sembra לענ"ד בס"ד che non ci si deve limitare al mese di Adar, ma proseguire anche al mese in cui cade Pessach, il mese di Nissan. Ciò poichè dice nella spiegazione della Ghemarà (Ta'anit 29 fine dell'amud alef):

משנכנס אדר. ימי נסים היו לישראל פורים ופסח
Da Quando Entra Adar. Che sono giorni di Miracoli che ci sono stati per Israel: Purim e Pesach

Se fosse una questione limitata al mese di Adar non ci sarebbe necessità di aggiungere Pesach. Rashì ז"ל sembra intendere invece che c'è da stare attenti alla formula di apertura (che è quella che cita nel suo commento): משנכס אדר "Mishenikhnas Adar" ~ "Da quando entra Adar", quindi non solo nel mese stesso.
Quindi "MiShenikhnas Adar - Marbim BeSimchàh"!

Chodesh Tov

Non essere come Qorach e la sua compagnia

Abbiamo un, purtroppo poco noto, divieto esplicito nella Toràh di non comportarsi come Qorach e la sua compagnia.

La storia di Qorach in breve

La storia di Qorach è raccontata nel libro di Bemidbar, all'inizio della Parashàh di Qorach.

Riassumiamola in poche righe. Qorach è uno dei massimi esponenti del popolo ebraico. Chakham di grandezza enorme, giunto a livello di Ruach HaQodesh (riassumibile forse come connessione con HaQadosh Barukh Hu), decide di opporsi a Moshèh. Non lo fa direttamente, perchè sa che non potrebbe aver successo. Lo fa quindi indirettamente, attaccando la figura del Kohen Gadol.

Chiede indirettamente: com'è possibile che Moshèh sia il מלך "Melekh" ~ re (perchè questo era, anche se non con questo nome), e suo fratello Aharon il Kohen Gadol? Forse è una "questione di famiglia"?

Ma la domanda diretta è un'altra: tutti siamo Qedoshim (~ santi, distinti)! Quindi perchè non tutti possiamo essere Kohanim Ghedolim?

Per fare questa opposizione, riesce a convincere 250 tra i "grandi" ad unirsi a lui. Oltre a loro abbiamo due figure, Datan & Aviram, che avevano più intenzione polemica che "ideologica".

Si scopre poi che effettivamente la loro domanda diretta non è ciò che pensano, poichè Moshèh spiega che non è possibile che tutti siano Kohanim Ghedolim, ma uno soltanto. Però è possibile fare una prova per vedere  chi è scelto da HaQadosh Barukh Hu per il ruolo... Tutti decidono di mettersi alla prova... e l'opposizione continua, nonostante in forma miracolosa si sia dimostrato che Aharon è il prescelto come Kohen Gadol!

Si rivela pertanto agli occhi di tutti che l'intenzione della congrega non è quella del principio, che può essere anche giusto, che è stato dichiarato... Ma solo quella di "ribellarsi", anche se con un possibile buon motivo.

Al che è avvenuto un miracolo mai avvenuto nella storia, la terra si è aperta come una bocca, ed ha "mangiato" esattamente le 253 persone coinvolte nella "congiura di Qorach" nel posto in cui si trovavano, con i loro beni, davanti agli occhi di tutti.

Come avrebbero dovuto fare?
Se una persona ha una causa da portare avanti come dovrebbe fare? Spesso capita. Ed è importante combattere per le proprie cause. Ma bisogna sapere come portarla avanti. La Toràh HaQedoshàh con le sue Mizwot relative ai rapporti interpersonali (Ben Adam LaChaverò) ci illustra tutti i passi. Tra questi troviamo il non aumentare la polemica davanti alle persone. Non aiuta se non ad aumentare (a) l'odio gratuito, poichè solitamente le persone "incuriosite" aumentano e ognuno dice la sua, pur non sapendo bene com'è stata la dinamica, (b) la reçhilut, traducibile come pettegolezzo, anche se non cambiano le cose rispetto a ciò che sono (cosa che avviene più che spesso), (c)  il Lashon HaR'à cioè la maldicenza per la persona, e non per l'idea rivestita... Il Lashon HaR'à è un divieto su questioni vere - se si aggiunge anche qualche menzogna è peggio... E questi solo per illustrare alcune delle conseguenze. Quindi colui che ha iniziato questa polemica cos'ha guadagnato? Solo di alzare un polverone contro questa persona. E di solito i polveroni non servono nella pratica.

Ma almeno io ho espresso le mie idee...

E' legittimo esprimere le proprie idee, ma bisogna sapere come. Se Qorach avesse parlato direttamente a Moshèh Rabbenu ע"ה non davanti agli occhi di tutti e senza coinvolgere altre persone, le cose sarebbero andate sicuramente in modo diverso e più proficuo.

Se effettivamente il motivo di esprimere le idee non è fine a "far sentire soltanto la mia voce", ma a migliorare, è chiaro che è meglio puntare su un metodo più efficace.

Portare le polemiche in piazza di solito è utile solo a fare scalpore e a chi è alla ricerca "della notizia"! Ma non a sistemare effettivamente le cose.

Dicendo invece le cose direttamente all'interessato da parte, si riescono ad ottenere risultati concreti. Se poi non è possibile in tal modo si deve verificare come migliorare la questione. I metodi non mancano. Se poi non è possibile altrimenti, e si sono provate tutte le vie, ed è sicuro che c'è miglioramento discutendone effettivamente, solo allora si può parlare in pubblico.

Molto spesso inoltre, le persone vogliono coinvolgersi nella situazione, per far sapere anche la loro opinione. Cosa aiuta? Solitamente danneggia soltanto, perchè la questione ha maggiore risonanza, e solitamente poi la cosa viene anche sfruttata da persone che magari sono un po' meno in buona fede.

Qorach poteva avere buoni motivi... Ma Datan e Aviram sicuramente erano un po' meno idealisti, come testimoniato nei Tehillim. La questione era sollevare un polverone contro Moshèh. In ogni "ribellione" contro Moshèh loro ci sono: sono loro che dicono al Faraone dell'uccisione dell'egiziano quando erano in Egitto, sono loro che fanno la voce contraria quando sono sul Yam Suf "meglio tornare in Egitto, ma dove ci stai portando?", sono loro che scatenano diverse sommosse... e qui giungono alla fine.

Non bisogna dare adito a queste polemiche.

In generale il divieto della Toràh di non essere come Qorach e la sua congrega riguarda tutti i casi in cui si effettua una polemica. Ma non solo quando la si effettua: anche quando la si alimenta.

Spesso è possibile "tranciare" le polemiche semplicemente non rispondendo, oppure senza dare troppo peso alla cosa. Altre volte portando da parte il polemico o il polemizzato e parlargli della gravità della questione.

Ogni persona che aggiunge alla polemica, portando così maggior risalto alla cosa, deve rendersi conto che non migliora la situazione, ma la peggiora soltanto. La questione non dev'essere polemizzare, ma portare fine e miglioramento alla situazione.  Ogni persona che aggiunge - diventa anche lui partecipe alla polemica e si rende parte della "congrega".

Se non è possibile fare nulla - allontanarsi è meglio, così che il polemico capisca che non è seguito, e smetta... E se anche non smette, almeno non si aggiunge altra legna sul fuoco...

La questione è una sola: RIFLETTIAMO PRIMA DI AGIRE - è possibile che lo sdegno sia tale che non è possibile trattenersi... Ma forse non stiamo facendo anche noi danno? Non per forza allo stesso livello di chi ha provocato il motivo della polemica, ma comunque perchè aggiungere DANNO AL DANNO?

PENSIAMO EFFETTIVAMENTE SE C'E' UTILITA' NELLA COSA...

Non comportiamoci come Qorach.

On ben Pellet

L'unico a salvarsi di tutta la congiura di Qorach è stato On ben Pellet.

Come?

Lui faceva parte della congiura, ma sua moglie era contraria. Gli ha detto - sia che "vinca" l'uno che l'altro, in ogni caso tu non hai utilità... Non hai nessun guadagno. Stattene a casa e non aumentare le polemiche.

Chiaramente On ben Pellet non voleva stare a sentire la moglie...

Ma lei è stata più furba. Gli ha dato da mangiare pesante, l'ha fatto addormentare, e si è messa sulla porta della tenda a capo scoperto così che nessuno entrasse (poichè una donna sposata dovrebbe coprirsi la testa, almeno in luoghi pubblici o in generale dinnanzi ad estranei).

Così la rivolta ha preso atto e On ben Pellet dormiva...

La saggezza di sua moglie l'ha salvato... con cosa? un RAGIONAMENTO SEMPLICE: AIUTA QUALCOSA FARE POLEMICA?

Yehi Ratzon che possiamo imparare presto ad evitare di entrare in questi campi di polemica.

 [Alcune Fonti del divieto: Bamidbar 17, 5 - riportato come divieto esplicitamente su questioni di Machloqet polemica in Sanhedrin 110 'amud alef; riportato poi dal Rambam ז"ל nel Sefer HaMizwot (L_av 45) Sefer HaMizwot Gadol (Lo Ta'asèh 157), da Rabbenu Yonàh (Sha'ar 3 Mamar 58) e dal Chafetz Chajim (Laavin 12).]

Bonjour Finesse!

Tutti quanti da bambini abbiamo sentito papà e mamma che ci hanno detto di non dire parolacce.

Tutti i genitori dicono ai figli di non dire parolacce, stanno attenti che non le sentano a casa, alla televisione, a scuola.

Ognuno secondo quanto riesce a controllare la situazione.

Poi qualcosa cambia...

Perchè quando si è bambini è considerato un MALE dire parolacce e poi addirittura "è bello di brutto", per non utilizzare esclamazioni più volgari?

E' ovvio per tutti che dire le parolacce non sia una cosa corretta.

Spesso lo Yetzer HaR'à, rivestito da società, compagni, abitudine, ci dice che invece è una bella cosa.


Ci sono diversi aspetti per cui è abbastanza sensato smettere (o meglio non iniziare) ad utilizzare un linguaggio scurrile, alcuni più conosciuti, altri meno. Sicuramente non parleremo di tutti i motivi, ma possiamo prenderne in considerazione alcuni:

a. E' logicamente un male dire parolacce. Solitamente il comportamento che ogni genitore vorrebbe dal figlio quando è ancora bambino si avvicina di più alla correttezza. Proprio perchè il bambino è più puro, ogni genitore sano vuole cercare di mantenerlo quanto più a lungo possibile in questo modo. Non c'è molto da obiettare su questo punto.
b. Cosa c'è dietro la parola? Se una persona si mettesse un attimo solo a pensare cosa significa esattamente quella parola, difficilmente la ripeterebbe, almeno per la vergogna. Spesso parliamo di parole di cui molti, pur sapendo il significato, ne intendono un altro. Perchè non utilizzare le parole nel loro vero significato?
c. Ma Che ci perdo? Potrebbe anche essere corretto che è un intrinseco male dire parolacce, che effettivamente sto sporcando la mia bocca dicendo cose di cui se ci ragiono un attimo mi vergogno di averle dette. Ma tanto che ci perdo?

Ci si perdono diverse cose, alcune logiche, altre riportate da fonti; mentre sulle prime oggigiorno forse si può discutere di più, poichè spesso la figura del "bravo ragazzo" è considerata "obsoleta" come minimo, sulle seconde non c'è molto da dire - sono garantite dal Talmud. Abbiamo una mezza facciata di talmud almeno sull' עון של נבלות פה 'avon shel Navlut Peh cioè il peccato di "sporcare la bocca" con parole e concetti poco idonei. Non riporto tutto ciò che dice la ghemarà, ma cito solo un elemento: "Dice Rav Chanan Bar Abbà ... chiunque "sporchi la sua bocca" persino se gli è stato sigillato un גזר דין Ghezar Din ~ Giudizio di 70 anni di cose buone, si trasformano in male", chas veshalom.

Predica? No grazie!
Ora, chas veshalom, nessuno ha intenzione di "fare la predica", non è mai stato lo scopo di nessun post del blog; e tantomeno quello di fare una "politica del terrore", che in campo ebraico dei Chakhamim ז"ל veri e propri che non la approvano, anche SE SPESSO GLI E' STATA MESSA IN BOCCA DA ALTRI, a volte anche in buona fede, ma principalmente in seguito al paragone con politiche del genere utilizzate da altre entità, estranee a quelle ebraiche.

Se vedessimo un bambino che mette le dita nella presa elettrica non lo fermeremmo forse? Ma il bambino non ci vede nulla di male! Anzi, si sta divertendo. Una persona che non lo fermi è considerabile come minimo un irresponsabile, se non quasi un assassino. Perchè? Perchè mettere le dita nella presa elettrica può essere un pericolo mortale.

Come ci sono dei rischi fisici, ci sono anche dei rischi spirituali. Solo che ci sono alcune differenze tra i primi e i secondi:

I primi si vedono spesso subito, con gli occhi "fisici". I secondi possono essere visti solo con occhi "spirituali", che bisogna con il tempo acquisire Be"H. Quindi possono risultare in alcuni casi, almeno per chi non ha ancora acquisito questo genere di vista "sproporzionati".

Ma le cose non stanno così. Ritorniamo ai rischi fisici. Anche questi non sempre si vedono, ma dipendono spesso dalla conoscenza! Vedendo una presa elettrica, sembra innocua, addirittura forse anche invitante (almeno per un bambino) come posto per infilare le dita. D'altra parte chi "sa" che dietro la presa c'è la corrente, e che quest'ultima è pericolosa capisce bene le conseguenze delle cose.

Nessuno sano di mente direbbe che non è "proporzionale" la conseguenza del mettere le dita nella presa con l'azione stessa. Perchè? Perchè tutti sanno che è una diretta conseguenza - ci sono delle leggi della Natura contro cui non si può andare.

Chiaro e corretto. Ciò che spesso rischiamo - chas veshalom - di dimenticare chi ha fissato le leggi della Natura: הקדוש ברוך  הוא HaQadosh Barukh Hu ~ Il Santo Benedetto Egli Sia.  E come ha fissato delle leggi della Natura FISICHE così ci sono delle leggi della Natura SPIRITUALI.

Esattamente come l'elettricità non è possibile vederla se non attraverso modi particolari (per esempio attaccando all'interruttore un apparecchio elettrico, primo tra tutte la lampadina) e l'unico modo per sapere che c'è senza provarlo è studiarlo a sè. Le conseguenze delle azioni spiritualmente funzionano nello stesso modo: non è possibile vederli in modo diretto, a meno che una persona non abbia strumenti particolari, come il Ruach HaQodesh [senza entrare nel merito in dettaglio è forse possibile spiegarlo in poche parole come il collegamento "diretto" con HaQadosh Barukh Hu] o simili. In altri casi bisogna studiarselo... Perchè i chakhamim ז"ל ci rivelano anche le leggi della Natura SPIRITUALI.

Queste leggi della Natura SPIRITUALI hanno una particolarità - sono strumenti per comprendere meglio l'entità delle cose, designate direttamente dal Creatore secondo un principio di Middàh Keneghed Middàh. Il principio di Middàh Keneghed Middàh è solitamente tradotto come principio del contrappasso. Il principio generale consiste nel far sì che le cose che mi circondano si comportino in modo simile al mio, così da darmi la possibilità di comprendere l'entità delle mie azioni, sia nel bene che nel meglio. Se analizzo quindi le conseguenze spirituali delle mie azioni posso comprendere che entità abbiano. Ma proviamo a capire meglio questo importante concetto attraverso la spiegazione della conseguenza del נבלות פה "Navlut Peh" ~ "sporcare la bocca".

Allora ritorniamo al punto...

Abbiamo visto che la ghemarà (Shabbat daf 33 'amud alef) dice "Dice Rav Chanan Bar Abbà ... chiunque "sporchi la sua bocca" persino se gli è stato sigillato un גזר דין Ghezar Din ~ Giudizio di 70 anni di cose buone, si trasformano in male", chas veshalom. Dobbiamo capire - che ragionamento abbiamo qui dietro?

a. Non si parla di un גזר דין Ghezar Din ~ Giudizio in ballo, ma di uno già decretato.

b. Si tratta di 70 anni, quindi quella che può essere tutta la vita di una persona, come s'impara dal libro di Tehillim.

c. Abbiamo una trasformazione in male del Ghezar Din positivo.

Come mai potrebbe essere proporzionale?
Ora cerchiamo di comprendere. Esattamente come l'uomo anche gli animali hanno un נפש Nefesh, livello di base dell'anima. La principale caratteristica per cui l'uomo si distingue dagli animali è il livello spirituale, caratterizzato dalla נשמה Neshamàh. La Neshamàh è un livello di anima che ci permette di formulare discorsi e concetti. Gli animali possono effettuare una שיחה Sichàh ~ una chiacchierata, ma non sono in grado di formulare concetti nuovi ed esprimerli. Quindi la caratteristica principale dell'uomo è la Neshamàh, che consiste nella capacità di parlare effettivamente.

Ora proviamo a considerare quali utilizzi può avere questo incredibile strumento: la parola. Se pensiamo anche al solo sviluppo della civiltà ce ne stupiamo.

Ora possiamo capire che questo strumento può avere un fine superiore. Quello di essere utilizzato per elevarsi e fare del bene all'Uomo stesso e a tutta l'Umanità!

Se utilizziamo questo strumento incredibile  (quello di parlare) per il fine opposto a ciò per cui è stato creato cosa stiamo facendo?

Semplicemente buttiamo via tutto il bene di una vita e lo trasformiamo in male.

Ecco che ora è molto più chiaro perchè c'è una conseguenza così gravosa alla nostra azione (parlare in modo inadeguato dicendo parolacce). Perchè questo è il significato intrinseco dell'azione.

In pratica...

Dopo aver capito quanto sia importante stare attenti a come si usa il proprio linguaggio, è necessario capire che non è facile cambiarlo immediatamente.

In particolare chi è abituato utilizzare una parolaccia come intercalare, ha difficoltà a cambiare.

E' necessario farlo, ma gradualmente.

Un passo alla volta.

Il primo da fare è rendersi conto della situazione e cominciare a capire quali siano i termini da eliminare.

Il secondo è cercare dei termini sostitutivi che non abbiano un'accezione così negativa; se hanno un'associazione fonetica spesso è anche più semplice.

Faccio alcuni esempi: "cavolo", "caspita", "corpo d'una balena", "per mille bombarde" e simili.

Alcune note importanti in brevissima

IMPORTANTE notare che bisogna evitare espressioni che cominciano con "PER..." che solitamente ricordano nomi di forme d'idolatria, che sono vietate da nominare.

IMPORTANTE inoltre sapere che HQB"H non ha lo scopo di punire, ma quello di educare. Quindi se una persona ancora non riesce ad abituarsi immediatamente è un problema, ma fino ad un certo punto. E' VIETATO FARSI SENSI DI COLPA. Non è una cosa ebraica. ED E' NEGATIVA E AUTODISTRUTTIVA. E' una tecnica dello YETZER HAR'A!

Video Devar Toràh in Italiano: Parashàh di Terumàh!

Deror Yqrà Productions
è lieta di presentarvi:
Introduzione alla Parashat Terumàh
Cos'è una Terumàh?
E' una mizwàh applicabile oggi?
Cosa sono Chessed e Tzedaqàh e quando si applicano?
Queste e altre domande troveranno Be"H risposta in questo video!
Buona Visione

Forse non tutti sanno che... Berakhàh Acharonàh

Forse non tutti sanno che...

Al termine di quasi ogni pasto si deve recitare una ברכה berakhàh ~ benedizione come lode al Creatore per averci dato ciò che abbiamo mangiato. Questa berakhàh è chiamata ברכה אחרונה Berakhàh Acharonàh ~ Benedizione Conclusiva. La berachàh acharonàh più conosciuta è la la Birkat HaMazon, ma non è l'unica.

Quando si recita la berakhàh finale?

Ogni volta che si mangia almeno un keZait, cioè un volume pari a circa 28 grammi di un cibo, si recita la berakhàh finale a seconda del tipo di cibo mabgiato.

Nel caso si tratti di una bevanda, il volume è differente. Si tratta di un Revi'it, pari a circa 86 cc cioè circa metà bicchiere di plastica standard (la capacità del bicchiere è segnata spesso sotto il bicchiere con un numero).

Non ho recitato la berakhàh prima di mangiare, posso recitare quella finale?

La Berakhàh finale non è dipendente dall'aver recitato la berakhàh iniziale. Anche se una persona l'avesse dimenticata, deve recitare quella finale.

Che Berakhàh Recitare?

La Berakhàh da recitare dipende da cosa si è consumato:
  • Birkat HaMazon: da un kezait di pane in poi. [opportuno sottolineare che se si mangia un kaBetzàh cioè un volume pari a circa 56 grammi, il livello di tale Birkat HaMazon sale; rimando alle norme sulla birkat HaMazon]. Ricade in questo ambito tutto ciò che è considerato pane, come la maggior parte delle pizze, focacce e simili.
  • 'Al HaMechyàh - Birkat Me'en Shalosh: da un kezait di cibo cui la berakhàh iniziale è mezonot (tranne il riso), cioè composto da farina di uno dei cinque cereali (grano, orzo, spelta, avena e segale), tra cui pasta, lasagne, dolci e simili.
  • 'Al HaGhefen - Birkat Me'en Shalosh: da un revi'it in poi di vino si recita questa berakhàh. Per l'uva non si recita questa berakhàh, ma quella di 'Al HaPerot.
  • 'Al HaPerot  - Birkat Me'en Shalosh: da un keZait dei frutti per cui è stata lodata Eretz Israel, tali: (1) זיתים  Zetim ~ Olive (2) תמרים Temarim ~ Datteri, (3) רימונים Rimonim ~ Melograni, (4) ענבים 'Anavim ~ uva e  (5) תאנים Teenim ~ fichi. Inclusa anche la frutta secca.
  • Borè Nefashot: da un keZait di tutto il resto, tali tutti i cibi che hanno come berakhàh iniziale Shehakol (carne, pesce, latticini), oppure sono verdure (borè Perì HaAdamàh), oppure sono frutti che non ricadono nelle categorie precedenti. Questa Berakhàh finale si recita anche sul riso, che fa eccezione. La sua berakhàh iniziale è  "mezonot", ma non essendo uno dei cinque cereali di cui sopra, la sua berakhàh finale è Borè Nefashot.
Un caso particolare...
Abbiamo pensato di ricordare un caso particolare in cui molti dimenticano di recitare la ברכה אחרונה berakhàh acharonàh ~ benedizione conclusiva. Durante la Havdalàh a priori è necessario bere la maggior parte del bicchiere e solitamente è più di un revi'it di vino (o succo d'uva). Dopo è da recitarsi la berakhàh acharonàh di 'Al HaGhefen.

[Nel caso una persona beva meno, ha un problema. La Havdalàh, così come il Qiddush, necessita che si beva una quantità minima di vino. Il Bicchiere deve contenere almeno un revi'it, e in tal caso è necessario che una persona beva almeno la maggior parte del revi'it per compiere la Mizwàh del Qiddush o dell'Havdalàh. Nel caso in cui il bicchiere sia più grande, una persona dovrebbe bere la maggior parte del bicchiere, quindi sicuramente almeno un revi'it. Chiaramente si parla di una persona sana e normale. Per casi specifici rimando alle Halakhot sul Qiddush.]

Traslitterazione

Essendo molto comune il caso in cui bisogna recitare la berakhàh acharonàh di Me'en Shalosh e Borè Nefashot Rabbot, abbiamo pensato di aggiungere queste due traslitterazioni, per facilitarne la recitazione anche per chi ha difficoltà a leggere l'ebraico.

La versione qui presentata è quella sefaradita, molto comune in Italia. Chi avesse un uso differente, per il momento sicuramente è meglio leggere questa piuttosto che non leggere nulla. In caso è possibile inviarci il testo della berakhàh (possibilmente informaticamente) secondo il proprio uso, e proveremo a traslitterarlo ב"נ וב"ש senza impegno. Questa versione è in formato immagine, scaricabile e stampabile. L'immagine è grande come un foglio A4. E' sufficiente cliccarci sopra due volte per ottenere le dimensioni effettive, salvarla come immagine e stamparla.

"Se prodotto in Eretz Israel" s'intende che è un prodotto che proviene da Eretz Israel, anche se esportato all'estero. C'è solo una cosa da segnalare:  su 'Al HaMechyàh ho cambiato la versione con "se prodotto con farina di Eretz Israel". Questo perchè oggigiorno è risaputo che la farina israeliana, poichè molto pregiata, viene esportata e la maggior parte dei prodotti israeliani sono prodotti con farina che viene dall'estero. Quindi si recita praticamente sempre (anche in Israele) la prima versione, a meno che non si sappia esplicitamente che si tratta di farina prodotta in Eretz Israel.

Introduzione alla Parashàh di Itrò

Deror Yqrà Production - Presenta:
Devar Toràh introduttivo sulla Parashàh di Itrò,
la parashàh in cui si parla dei 10 Comandamenti.
Ci poniamo dinnanzi a questo quesito:
perchè la Parashàh si chiama a nome di Itrò quando l'argomento principale sembra essere tutt'altro?

Ragioniamoci assieme...
Buona Visione!



Per maggiori dettagli sulla "Risposta" clicca sulla parola "Risposta".

Shabbat Shalom!

Donne nel Mondo Ebraico 1 - un piccolo accenno a Miryam

Molto spesso non è conosciuto o viene sottovalutato il ruolo delle Donne nel Mondo Ebraico.

Una delle cause di questi fraintendimenti è data dal fatto che la Toràh è stata purtroppo tradotta in greco e poi in altre lingue, permettendo quindi ad altri popoli di "interpretarla" senza la chiave di lettura corretta, ma solo in base a ciò che pensavano di comprendere.

Com'è possibile comprendere la Toràh scritta senza quella orale, anch'essa data da HQB"H in forma complementare?

Abbiamo tantissime mizwot che senza la Toràh orale non sapremmo neppure lontanamente come applicare.

La Toràh, sia quella scritta che quella orale, ci descrive molteplici esempi e halakhot da cui possiamo capire che il livello di una donna non è minore rispetto a quello dell'uomo.

D'altro canto, pensare che una donna sia come un uomo è un'offesa per la donna stessa. Ogni persona come singolo ha le sue specificità. Le donne hanno specificità differenti dall'uomo, e come tali devono essere sviluppate.

Una delle categorie di עבודת פרך 'avodat parekh, ossia i lavori massacranti che gli egiziani facevano fare agli ebrei in Egitto era proprio quella di far applicare gli uomini in lavori in cui le donne sono più adatte e viceversa, proprio per distruggerli di fatica.

Possiamo vedere già dalla costituzione fisica che uomo e donna sono differenti. E come tali devono essere cresciuti, esattamente come sarebbe ingiusto crescere allo stesso modo due figli, anche gemelli, qualora le tendenze dell'uno fossero differenti da quelle dell'altro. Ciò non significa che un figlio sia meglio dell'altro, ma solo che entrambi hanno delle specificità che è necessario sviluppare e potenziare.

Uno degli obbiettivi delle mizwot è quello di farci crescere, in modo mirato, a seconda delle nostre peculiarità.

Per capire meglio come funziona questo concetto nella pratica porteremo degli esempi. Cominciamo da Miryam la profetessa, sorella di Moshèh, visto che è il personaggio femminile più recente di cui abbiamo letto nelle parashot lette nelle scorse settimane.

Cominciamo dalla Parashàh di Beshallach.

Miryam è una נביאה Neviàh ~ profetessa. Per essere נביאים Neviim (forma plurale del termine נביא Navì ~ profeta) il livello da raggiungere è elevatissimo. E' necessario non solo seguire tutte le norme di Halakhàh, ma sopraelevarsi ad esse con osservanza di maggior dettaglio, come descritto ampiamente nel מסילת ישרים Mesilat Yesharim, testo del grande Mequbbal padovano Rabbenu Moshèh Chajim Luzzato ז"ל.  Miryam הע"ה non è solo stata una profetessa normale, ma è stata una delle 7 profetesse che hanno effettuato profezie destinate ad avere effetto non solo per la propria generazione, ma per tutte le generazioni a venire (Meghillàh 14a).

Dove viene detto nella Parashàh che Miryam è una profetessa? Dice la Toràh (Shemot 15, 20):  וַתִּקַּח מִרְיָם הַנְּבִיאָה אֲחוֹת אַהֲרֹן E prese Miryam HaNeviàh, sorella di Aharon. Spiega Rashì sul posto in base a Massechet Sotàh (13a) - perchè viene sottolineato che è sorella di Aharon? Poichè si è resa Neviàh già ai tempi in cui era solo sorella di Aharon, in cui Moshèh non era nato ancora (quando aveva poco meno di 5 anni!). Faccio notare che anche nel versetto stesso ha avuto una נבואה Nevuàh ~ profezia, che consisteva nella versione femminile della Shirat HaYam - la cantica sul Mare, relativa ai ניסים גלויים Nissim Gheluim ~ Miracoli evidenti sull'apertura del Yam Suf.

Ma andiamo ad analizzare la profezia che Miryam ha avuto quando era solo una bambina. Riporta integralmente il Midrash Rabbàh (Shemot 1, 22) che Miryam ha profetizzato che suo padre avrebbe partorito un figlio che salverà 'am Israel. Quando è nato Moshèh Rabbenu ע"ה la casa si è illuminata, e suo padre l'ha baciata in fronte e le ha detto "Figlia Mia, si è compiuta la tua Nevuàh (e porta la prova dal versetto di poco prima), e quando l'hanno dovuto mettere nello Yeor (così è chiamato il Nilo) la madre le ha dato una pacca sulla testa e le ha detto "Figlia Mia! Dov'è la tua Nevuàh?!" e perciò c'è scritto che Miryam è stata ad osservare da lontano per sapere cosa sarebbe stato in futuro della sua Nevuàh.

In base al poco che abbiamo visto troviamo che Miryam HaNeviàh è un grandissimo personaggio, e le viene dedicato ampio spazio sia nella Toràh scritta e ancor più in quella orale. Questo personaggio femminile è colei che ha permesso la nascita di Moshèh Rabbenu ע"ה che è stato il mezzo attraverso cui HaShem porta la Gheullàh in Egitto!

Le donne hanno ampio spazio nella Toràh, possono salire di livello enormemente, addirittura arrivare al livello di Nevuàh come Miryam HaNeviàh ע"ה che è giunta alla Nevuàh al pari del fratello Aharon הע"ה. Ma è necessario capire che arrivare a ciò è possibile soltanto conoscendo il proprio ruolo e applicandolo - ampliando sempre più la sfera di osservanza delle Mizwot e studiando la Toràh!

Per altri articoli su donne nel Mondo Ebraico

Timidezza: combatterla per raggiungere la Verità

Abbiamo deciso di parlare in questo Forum di alcuni argomenti particolari ב"נ וב"ש בס"ד, che metteremo sotto la categoria di מושגים "Mussaghim" traducibile forse con "Concetti". Sono argomenti che spesso si danno per scontato, ma che scontati non sono per nulla.

Già 300 anni fa Rabbenu Moshèh Chajim Luzzato ז"ל, grande Chakham e Meqqubal padovano, nell'introduzione al Messilat Yesharim illustra il problema di non occuparsi di Mussaghim, perchè ritenuti scontati - pur non essendoli per nulla. Oggi questa esigenza è ancora più sentita di un tempo, perchè almeno un tempo gli errori erano dovuti principalmente da non conoscenza approfondita dei concetti, ma  oggigiorno sono spesso dovuti da influenze esterne, che sono spesso (purtroppo) più presenti nella vita quotidiana delle persone comuni piuttosto che lo studio e l'approfondimento di testi o il frequentare ambienti intrinsecamente ebraici, come era un tempo.

Per parlare di mussaghim bisogna avere presente  un מושג Mussag (singolare di Mussaghim) di base, necessario per tutti gli altri, già conosciuto da chi studia i Pirqè Avot:

לא הביישן למד Lo HaBayshan Lamed, Chi si vergogna (di chiedere) non impara!

Se ci sono dubbi è necessario chiedere. Senza chiedere non è possibile comprendere.

[Vi rimandiamo inoltre ad un precedente video sull'argomento!]

Le domande più riguardano principi di base e più sono difficili da rispondere in modo adatto: non perché siano effettivamente difficili in sè, ma perchè solitamente non ci si pongono dubbi e quindi non ci si riflette abbastanza, e anche quando si  sente l'esigenza di approfondire di più non si cerca la risposta ma si pone solo la domanda come forma di polemica finalizzata a sé stessa. In altri casi, anche quando la voglia di cercare risposte è effettiva non si hanno gli strumenti adatti o non si sa dove cercare.

Altre volte un concetto può essere anche semplice in sè, ma il problema consiste nel comprenderlo correttamente e assimilarlo, perché va a minare molte delle nostre "teorie" di base sulla vita. Quindi bisogna chiedere assolutamente se qualcosa non è chiaro.

Altre volte ci fermiamo a metà della nostra ricerca non "ritenendo accettabile" quello che si è trovato, poiché apparentemente non sembra essere logico o sembra essere incompleto. Dobbiamo tenere a mente un fattore: stiamo parlando comunque di Mussaghim di alto livello donati dal Creatore, e pertanto sicuramente hanno una logica. Spesso si sentono dire frasi tipo "è illogico" e non ci si ferma neppure qualche istante a riflettere.

Se un premio nobel (lehavdil) ci avesse illustrato un concetto che ci sembra "illogico" a prima vista non ci saremmo fermati almeno qualche istante a riflettere su quello che sta dicendo? Considerando che se è arrivato a prendere il "nobel" qualche forma di intelligenza ce l'avrà pure! Tanto più se l'argomento in questione è la Toràh, su cui Chakhamim a livelli inimmaginabili hanno ragionato per millenni, e su cui ci hanno fornito risposte a quasi qualsiasi domanda possiamo porci.

Detto ciò chi sinceramente vuole cercare risposte deve: (a) impegnarsi per cercare la verità, (b) sapere come consultare testi [e quali] e soprattutto (c) avere סייעתא דשמיא Si'ata DiShamaya (aiuto dal Cielo), che dipende principalmente da quanto vogliamo ricercare la cosa [ma questo è un altro argomento].

Quand'anche si fosse trovata la risposta che si era andati a cercare, mancano poi altri passaggi, quelli che servono per assimilare effettivamente il concetto.

Il problema principale è che se una persona non cerca di riflettere su quello che ha trovato, non ottiene risultati significativi.

I passi da fare sono decretati da un principio basilare - dopo aver compreso il concetto ci vuole tempo per "farlo proprio", ed è difficilissimo applicarsi subito di conseguenza e in modo pratico, in base a quello che si è appreso. Non si richiede questo, ma solo di (a) voler conoscere la verità e (b) di prenderne coscienza. Da lì in poi le cose procedono gradualmente.

Inoltre spesso il Mussag può essere un argomento che potrebbe essere vasto, se esaminato nella sua integrità totale, con tutti i dettagli; in questa serie di articoli בס"ד cercheremo di esaminare i punti cardine, in modo che si abbia una buona base, che è poi possibile completare con il tempo e con l'avanzamento nello studio e nell'applicazione delle Mizwot.

Buon Proseguimento di Lettura! e Tizkù LeMizwot Rabbot!

...E' davvero solo una questione di FORMALITA'??

Un giorno Moshèh ha visto il suo amico Ya'aqov e gli ha chiesto il suo numero di cellulare...

Qualche giorno dopo si sono rivisti e Moshèh ha chiesto a Ya'aqov del perchè non gli ha mai risposto.

Ya'aqov sorpreso, ha detto che non ha mai ricevuto alcuna chiamata. Al che controlla il cellulare meglio per verificare e vede che non c'è alcuna chiamata non risposta. E gli dice che forse si è sbagliato!

A quel punto Moshèh gli fa vedere il cellulare, con 20 chiamate effettuate a nome di Ya'aqov. Ya'aqov stupito, si pone qualche domanda... lo vede con i suoi occhi - l'amico ha provato a chiamarlo 20 volte... ma lui è sicuro di non aver ricevuto alcuna chiamata...

perplesso, suppone forse che il suo cellulare spesso non prenda... anche se sembra strano... quindi prova a vedere gli orari delle chiamate dal telefono di Moshèh.

Nel mentre sbuca fuori il numero di telefono associato al suo nominativo - non è il suo!

"Moshèh! Questo non è il mio numero! hai sbagliato un sacco di cifre ..."

"Ma Ya'aqov è quello che mi hai dato... solo che andavo di fretta, allora ho tentato di scriverlo come potevo, ma tanto era una PICCOLA FORMALITA'..."



Chiunque si rende conto che la reazione di Moshèh è assurda... Senza avere un numero di telefono corretto, non è possibile raggiungere il destinatario... è vero, sono piccole formalità, ma ciò non toglie che facciano la differenza!


Molto spesso si sente dire che il דקדוק בהלכה Diqduq BaHalakhàh cioè lo stare attenti ai dettagli delle Halakhot (norme) è una formalità e che comunque HQB"H capisce tutto e vede nei nostri cuori.

Il ragionamento è vero, ma molto falso allo stesso tempo.

Mi spiego meglio. Questo ragionamento parte dal presupposto che in qualche forma HQB"H abbia bisogno di queste formalità! In tal caso, capendo Lui ogni cosa (cosa verissima) non ne ha necessità.

Il problema è che il ragionamento, se ci soffermiamo qualche istante, è assurdo. Per un semplice motivo:

HQB"H non ha necessità delle Mizwot, ma siamo NOI ad averne bisogno!

Illustriamo meglio la cosa - HQB"H può tutto e non ha necessità di nulla. Quindi non ha necessità delle Mizwot.

Quindi resta da capire perchè darci le Mizwot - se non è lui ad averne necessità automaticamente il "soggetto" delle mizwot siamo noi. Attraverso la Sua Visione da Creatore, che sa bene come funzioniamo, ci dà mizwot comprese di dettagli, codificati in forma di halakhot, affinchè noi possiamo "comporre il giusto numero" per arrivare al destinatario; per farci "Funzionare Meglio"!

E' vero che il destinatario in questo caso non ha alcuna necessità di "essere chiamato", ma queste sono le istruzioni per chi "chiama", per funzionare correttamente, nel modo migliore. Sono istruzioni che il "destinatario", in veste di CREATORE (quindi sapendo esattamente di cos'ha necessità la CREATURA, cioè l'Uomo) ci ha dato! Per NOSTRA utilità non sua.

Quindi dire che le halakhot siano piccole formalità non necessarie è un ragionamento assurdo al pari della reazione di chi segna le piccole formalità del numero di telefono errato!